Il LunEdìtoriale. Evan, Gioele e le diverse facce del dolore

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Un’estate, quella del 2020, che non dimenticheremo. Non solo per le ansie legate al coronavirus, ma anche per la morte di due bimbi che ha scosso l’anima di tutti noi

Evan e Gioele vengono accomunati per diversi aspetti: due bimbi siciliani che hanno perso la vita in circostanze diverse, ma forse frutto di una mancata attenzione nei loro confronti.

In questi giorni sono state enunciate le più svariate e controverse teorie intorno a questi casi di cronaca. Ma, per quanto triste sia ricordarlo, Evan e Gioele non ci sono più. E l’unica cosa ‘buona’ che potrebbe derivare da queste perdite è ricordarci che non dobbiamo temere di chiedere aiuto.

Nessuno di noi deve avere paura di chiedere aiuto ai propri familiari, ai propri amici, alle figure preposte a vario titolo alla salvaguardia della nostra salute fisica e spirituale.

Come giustamente anche lo scrittore Maurizio De Giovanni sottolineava qualche giorno fa, interpellato su TV8, quello che dobbiamo apprendere da queste tristi vicende è il fatto che ci siano falle nel sistema sociale. Ed è il fatto che se cadiamo e cadiamo soli probabilmente non c’è nessuno che ci aiuterà a rialzarci.

Ritratto di Gioele Mondello

E mentre scrivo questo editoriale non posso fare a meno di pensare a quel video (pubblicato ieri 30 agosto da Mediaset) che Daniele Mondello ha dedicato a Viviana e Gioele. Quando ho sentito la voce di quel piccolo angelo ho avvertito un tuffo al cuore. E quando ho visto Viviana così bella e sorridente ho provato rabbia per questo triste epilogo al quale ancora risulta difficile credere. 

Poi, ho provato disgusto per gli odiatori seriali dei social, quelli pronti a sputare le solite sentenze istantanee, coloro che scrivono ‘lui non mi piace‘ riferendosi a Daniele, o che scrivono ancora ‘io sarei distrutto dal dolore e non avrei la forza di fare un video‘ o robe simili. 

Il dolore è personale

Ci sono allora due aspetti da considerare. In primis, il lutto, il rapporto con il dolore. Chi più, chi meno, ognuno di noi si è trovato a fare i conti con la perdita di una persona cara ed è un avvenimento molto difficile da comprendere, da accettare, e anche da affrontare. Più i giorni passano più capiamo che non la rivedremo più. E allora andiamo alla ricerca di tutti quei ricordi che possono farla rivivere ancora ai nostri occhi, che possono farci sentire il suono della sua voce e le emozioni provate insieme a lei.

Ben altro senso, e qui veniamo al secondo aspetto, può essere attribuito alla condivisione con i media. In questo caso, siamo di fronte a un fatto di cronaca che ha colpito l’Italia intera: dapprima con il fiato sospeso per le sorti di Viviana e Gioele e poi in lacrime di fronte al più triste dei finali. Ma, purtroppo, in questa occasione, abbiamo potuto osservare anche l’Italia più cinica, quella pronta ad accusare: un popolo di criminologi, psicologi e varie altre figure professionali con titoli immaginari conferiti da una semplice presenza sul web. 

Un unico pensiero voglio esprimere: credo che la posizione dominante di queste settimane sia stata quella di chi si è sentito profondamente vicino a questa famiglia e soprattutto si è affezionato a Daniele, Viviana e Gioele. Personalmente, credo sia stato un grande atto di amore condividere in maniera così plateale un filmato del genere, un modo per aprirci al loro mondo e mostrarci i momenti felici. E un atto dovuto nei confronti di Viviana, che dalla sua scomparsa è stata probabilmente additata nei più svariati modi e accusata di colpe dalle quali nessuno può ritenersi immune, perché la vita è imprevedibile.

Siamo frangibili, siamo spesso come un petalo nel vento, abbiamo bisogno di sostegno e di equilibrio, e a volte non basta nemmeno l’affetto di chi ci sta vicino per risollevarci.

È un bene svelare la nostra sfera più intima?

Ma bisogna fare attenzione a ciò che si condivide con i media e, in generale, in questo mondo social. La massima apertura può divenire, infatti, un’arma a doppio taglio se data in pasto ai giornali e ai social.

La lucidità e la consapevolezza sono difficili da preservare in momenti in cui il dolore è talmente forte da annebbiare i sensi e dobbiamo sperare di essere circondati da persone che sappiano tutelarci.

Pensando a Evan e Gioele, due storie a mio avviso estremamente diverse, ma accomunate dallo strazio che ci provocano le loro vite spezzate troppo presto, dovremmo seriamente ripensare al modo in cui viviamo e chiederci come possiamo aiutare concretamente chi si trova in difficoltà di qualunque tipo. 

A ricordarci, poi, quanto i bambini vadano protetti c’è anche il più recente fatto di cronaca con al centro la tragica e fatale morte delle due sorelle per il crollo di un albero a Marina di Massa.

Perché la morte di un bambino ci scuote sempre, in particolar modo se si è genitori e ci si immedesima in quel dolore… 

Ma non basta proteggere solo i ‘nostri’ figli. È proprio da questa capacità di immedesimazione, di compenetrazione nei sentimenti altrui, che possiamo e dobbiamo provare a realizzare un mondo a misura di bambino. Un mondo che tuteli la bellezza di quella splendida vita in divenire, perché essa è un bene troppo prezioso. Perché sono loro che, con la loro energia, riempiono la vita di noi adulti. 

Sto auspicando qualcosa di troppo grande o forse illusorio? Per oggi, voglio credere di no, per oggi, lasciatemi sognare.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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2 thoughts on “Il LunEdìtoriale. Evan, Gioele e le diverse facce del dolore

  1. Siamo troppo fragili in tutte le nostre forme, sia quella fisica che mentale, siamo più tristemente scontati e crudeli e tutta questa poesia purtroppo non si addice a degli esseri così semplici e spietati. Tu continua a raccontare attraverso la poesia, sognare è un diritto di tutto ma un privilegio solo per alcuni. Complimenti, per un momento ho dimenticato tutto questo orrore che ci circonda e ho sognato insieme a te.

  2. Gioele ė morto, se ho capito bene, per le conseguenze dell’incidente stradale. È un grande dolore, ma gli incidenti accadono e accadranno sempre e nessuno Purtroppo ė invulnerabile. Evan invece non ė morto per un incidente. È stato ucciso da chi doveva amarlo e sopratutto ė stato abbandonato dalle istituzioni che pure sapevano.
    Non si possono accumunare le due morti, se non per il fatto che erano bambini.
    Ma quello che mi stupisce ė perchė la stampa continui ad interessarsi di Gioele e non si interessi più di Evan, dove invece ci sarebbe ancora tanto da discutere per capire le responsabilità istituzionali.
    A quanto pare interessa solo per una marcia curiosità degli spettatori e lettori nella vita degli altri…le responsabilità, le istituzioni sociali, le ingiustizie non interessano. Parliamo di Evan, per favore, perché Evan non è morto per un caso del destino. Rifletterci potrebbe salvare altri bambini.

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