Il LunEdìtoriale: il giorno di Genova e l’Italia dalla memoria corta

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C’è attesa per l’inaugurazione del nuovo ponte Genova – San Giorgio, simbolo di ricostruzione e di rinascita dopo la tragedia accaduta il 14 agosto 2018.

foto da Virgilio.it

Stamattina, leggendo la ricostruzione operata dai quotidiani nazionali, ripercorrendo tutto ciò che è accaduto dal crollo del Ponte Morandi in poi, mi sono soffermata con la mente a un’immagine. Quell’immagine che è rimasta impressa nella mente di molti di noi: la “grande detonazione“, l’abbattimento definitivo di ciò che rimaneva del ponte. E’ stato quello che in molti hanno definito un addio dei genovesi a quella struttura che li aveva accompagnati per cinquant’anni nella loro vita quotidiana.

Prima ancora, per molti giorni, abbiamo avuto davanti agli occhi un’altra fotografia: il moncone del ponte (di ciò che di esso rimaneva) sospeso in aria. La stessa immagine che richiama quel silenzio surreale nella ricerca delle vittime.

Questa è solo una delle tragedie che hanno colpito il nostro paese. Ma oggi è il giorno di Genova e questo giorno si sta compiendo in questo strano 2020 che ha stravolto le nostre vite.

Solo che gli italiani dimenticano in fretta, troppo in fretta. Le ferite (ognuno le vive a suo modo certamente) si rimarginano, guariscono e tutto ci sembra di nuovo sorridere.

Questo aspetto tutto umano rappresenta sicuramente una medaglia a due facce: per qualche ragione è insita in ognuno di noi una forza misteriosa che ci permette di essere in grado di rialzarci e di ricominciare a vivere e anche di apprezzare di più il valore di questa vita.

L’altra faccia, però, ci dice che non impariamo mai. Proprio come i negazionisti dell’ultima ora che, in barba ai morti da Coronavirus, hanno dimenticato l’uso della mascherina, hanno ripreso a baciarsi e stringersi le mani come se niente fosse. E via con le teorie complottiste, le analisi economiche e sociali dei tuttologi, la corsa all’ultimo click di tante testate pseudogiornalistiche che gridano all’allarme ogni due minuti.

Purtroppo, permane un’amara sensazione di caos, il nostro mondo sembra veramente fuori controllo. E oggi, sì, oggi è un giorno storico, non solo per Genova, ma per tutta l’Italia che dovrebbe sentirsi partecipe di una rinascita come quella rappresentata dalla costruzione di questo nuovo ponte, ma che dovrebbe anche “tenerci” di più. Dovrebbe “costruire” di più ogni giorno, proprio come intende Renzo Piano, quando dice che “Costruire è un gesto di pace e di speranza, un gesto collettivo: costruendo nasce una cosa bellissima che si chiama solidarietà“.

E invece non facciamo altro che demolire e demolirci tra noi, facciamo crollare ogni giorno i ponti della più semplice ed essenziale comunicazione. Ci siamo arresi all’inerzia e all’egoismo. I nostri giovani non ci ascoltano più e quando li perdiamo ci rendiamo conto troppo tardi di ciò che avremmo potuto fare.

Perché, in fondo, l’unica legge che veramente siamo in grado di rispettare è quella che ci proibisce di guardare oltre il nostro naso. E così, se ci dispiace per i morti di Genova per una settimana, allo stesso modo ci dispiace per i morti di Coronavirus, ma solo fino a quando ce ne ricordiamo. Poi, visto che tanto “non è capitato a noi”, ci possiamo anche permettere il lusso di infischiarcene.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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