Il LunEdìtoriale, scuola: un tema che divide

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La scuola è da sempre un tema che unisce o divide. Non esiste e mai esisterà una decisione che metta d’accordo tutti. D’altro canto, è così anche in politica, da sempre

È stata una settimana all’insegna dell’attesa. L’attesa delle tanto sospirate linee guida per il rientro a scuola, dopo lo stravolgimento generale provocato dalla pandemia da Covid-19.

E come rientrare a scuola a settembre? Mascherina sì, mascherina no, divisori in plexiglass, banchi distanti un metro e mezzo, ingressi scaglionati, scuola al sabato, rientri pomeridiani, più personale Ata e docente. L’emergenza Covid ha risvegliato la polemica sui problemi annosi del sistema scuola in Italia, con gli edifici fatiscienti, con spazi non idonei agli alunni, oltre a evidenziare un innegabile digital divide emerso durante le dure settimane di didattica a distanza.

Insomma, chi più ne ha più ne metta. Resta il fatto che in questi giorni è stata chiaramente palpabile una forte disillusione da parte di chi la scuola la vive.

Oggi sembra esserci una grave forma di incomunicabilità tra chi prende le decisioni dall’alto e la scuola e le famiglie. Lo scontro più evidente è tra chi sostiene quella che per il governo è stata una forma di tutela necessaria e l’altro fronte, quello di insegnanti e genitori, che non si ritiene soddisfatto delle scelte intraprese e dei tempi impiegati dal Ministero.

Secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Istruzione “una cabina di regia nazionale con compiti di coordinamento e tavoli regionali, insediati presso gli Uffici territoriali del Ministero dell’Istruzione, guideranno le scuole verso la ripresa. Ai gruppi di lavoro parteciperanno i rappresentanti degli Enti locali. […] La Ministra Azzolina […] andrà nelle diverse regioni per partecipare ai tavoli e monitorare l’andamento dei lavori“.

Un modo di vivere la scuola e la socialità, come ormai abbiamo imparato da qualche mese, totalmente diverso, ricordandosi di rispettare la tanto discussa distanza di sicurezza. Gli studenti che hanno affrontato la maturità nell’anno 2020 si potranno dire protagonisti di un momento storico davvero singolare.

Bando alla retorica e a tutti i bei discorsi che sono stati fatti sull’importanza della maturità. Il mio vero augurio è che a questi giovani, nonostante la particolarità del loro esame di stato ai tempi del CoronaVirus, sia rimasta una sola cosa: l’amore per lo studio, la passione per il sapere, l’ambizione di crescere all’insegna della cultura.

Perché, al di là di tutto, la bellezza dell’apprendere è un aspetto così effimero e prezioso che meriterebbe di essere colto tempestivamente. Lo studio prepara al lavoro. Lo studio responsabilizza.

L’auspicio di chi scrive è che i nostri giovani abbiano compreso quanto possa essere arricchente avere l’opportunità di studiare e formarsi. Non come dei semplici contenitori da riempire di nozioni, ma come dei talenti che nello studio possano trovare il modo di sviluppare e far volare le proprie potenzialità, intellettive e caratteriali.

A loro vorrei dire: non fatevi ingannare, anche il lavoro più pratico che esista richiede studio costante. Ogni nuova competenza che acquistiamo è sempre frutto dell’unione tra sapere ed esperienza. Sono beni che si nutrono a vicenda. Non cedete al pensiero che studiare possa non servire abbastanza.

Non va sottovalutato l’aspetto sociale della scuola: dopo la famiglia è il primo luogo in cui davvero impariamo a vivere, a relazionarci. Per questo motivo, è tra i banchi che non solo impariamo chi era Dante o come scoppiò la prima guerra mondiale, ma impariamo a confrontarci con gli altri.

Forse un modo per aiutare i nostri ragazzi c’è. Pensatelo come uno sforzo di immaginazione o come un’ardua impresa da compiere. Però credo che, se tutti noi imparassimo a criticare meno e a dare di più, il mondo dell’istruzione potrebbe fare un grande salto in avanti.

Anche Papa Francesco, nell’odierna omelia della Messa per la solennità dei santi Pietro e Paolo, ha esternato il proprio disappunto per la malsana e diffusa abitudine a criticare e insultare a prescindere chi ci governa.

Non è scopo di questo articolo difendere chi occupa lo scranno in questo momento. Forse però, prima di affermare con assoluta certezza che noi faremmo meglio di tanti altri, dovremmo chiederci realmente cosa facciamo già a partire da oggi per le nostre ‘piccole’ realtà e partire da esse per inaugurare una nuova stagione.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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