Letturometro: la salute delle biblioteche italiane

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Datamediahub ha creato un’infografica che ha tenuto in considerazione la salute delle biblioteche italiane con statistiche aggiornate alle rilevazioni del 2018.

Le biblioteche pubbliche si collocano al primo posto per numero (44% del totale), seguite da quelle specializzate (25%), da quelle importanti non specializzate (10%) a cui fanno seguito, nelle due ultime posizioni, quelle scolastiche (5%) e quelle negli istituti superiori (0,5%). Esistono invece solo 2 biblioteche nazionali.

Le prime tre regioni che contano un maggior numero di biblioteche sono la Lombardia, il Lazio e il Piemonte, mentre il fanalino di coda spetta alle regioni più piccole: Valle d’Aosta, Molise e Basilicata.

Tuttavia, il numero di poli bibliotecari non è sintomatico di una maggiore o minore sensibilizzazione alla lettura, ma può rispecchiare semplicemente la necessità di coprire un territorio di più vasta estensione geografica.

In effetti, le stime che analizzano le visite di utenti nell’ultimo anno vedono la Valle d’Aosta in seconda posizione (30,1%), dopo il Trentino-Alto Adige (35,3%), mentre la Lombardia retrocede al quarto posto (22,1%), dopo il Friuli-Venezia Giulia (22,4%). Il Piemonte passa in ottava posizione (16,6%) ed il Lazio in tredicesima posizione (10,5%). Rispecchiano invece trend bassi di utenza il Molise (quartultimo) con un 8,1% e la Basilicata (9,6%), solo tre posizioni più in alto rispetto al Molise.

Dal confronto rimane pesantemente penalizzato il Meridione, le cui regioni occupano la parte bassa della classifica, nonostante alcune di esse si collochino in una buona posizione per numero di biblioteche, come Campania, Sicilia e Puglia.

Se si considera la Sardegna appartenente alla categoria Sud/Isole, allora rappresenta un esempio virtuoso, dato che si colloca nella metà più alta della classifica, conquistando un sesto posto per percentuale di utenza che sono state in biblioteca nell’ultimo anno.

Dal punto di vista generazionale si dimostrano ottimi lettori e frequentatori di biblioteche i giovani compresi tra gli 11 e i 14 anni, e mantengono una percentuale superiore al 30% tutte le generazioni fino ai 24 anni. Dai 25 anni agli over-75, la percentuale di lettori che usufruiscono delle biblioteche cala drasticamente sotto il 20%, con una media del 9,72%.

Coloro che frequentano le biblioteche lo fanno principalmente per studio o lavoro (42%), passando poi al tempo libero (39,2%). L’anello di congiunzione tra queste due categorie è quel 9,9% che frequenta le biblioteche sia per lavoro e studio, ma anche per il tempo libero.

Nell’ultimo anno le biblioteche sono state frequentate una o due volte dal 23,8%, dalle tre alle cinque volte dal 32,1%, dalle sei alle nove volte dal 11,8% e più di dieci volte dal 32,3%.

Risulta poi schiacciante la percentuale di coloro che prendono in prestito i libri (60,1%), seguiti a ruota dal 39,8% che invece legge o studia direttamente in biblioteca, per passare al 27,8% di coloro che raccolgono informazioni. Seguono percentuali inferiori per tutte le altre attività svolte in questi luoghi.

Appare chiaro che il sistema bibliotecario italiano dimostri dei picchi di eccellenza, isole che vanno salvaguardate sicuramente per promuovere e sensibilizzare maggiormente alla cultura, alla sua fruizione e, conseguentemente alla sua diffusione e protezione.

Tuttavia i dati impietosi che si sono registrati nel sud Italia, e che presumibilmente si incrociano con un basso tasso di sensibilizzazione alla lettura in genere, possono essere frutto di dinamiche economico-sociali che non lasciano spazio ad attività ricreative, anche se offerte gratuitamente dalle biblioteche pubbliche. Molto spesso, in effetti, gli stessi cittadini di piccole realtà comunali non sono a conoscenza della presenza di questi servizi e non ne conoscono le modalità di fruizione.

Questo deve spingere le amministrazioni locali e le istituzioni ad attuare politiche di sensibilizzazione all’utilizzo di questi luoghi e alla consultazione del patrimonio letterario conservato in questi templi del sapere, dello spirito di comunità, della conservazione dell’identità culturale e di sana aggregazione.

Antonino Mangano

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