Perché dobbiamo ancora stare attenti al virus – Il LunEdìtoriale

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L’estate ha contribuito, in qualche modo, a farci rilassare, a pensare che il virus potesse essere un ricordo lontano o potesse essere meno pericoloso di marzo. E, complice la diminuzione dei contagi, un po’ tutti abbiamo sperato di esserne almeno con un piede fuori. Ma non è ancora il momento di abbassare la guardia.

Con la riapertura delle scuole e la ripresa di alcune attività produttive in presenza, la risalita dei casi era qualcosa che si poteva immaginare. Anche se, secondo le evidenze riportate dai media nazionali, le scuole, forse, sono al momento uno dei posti in cui si rispettano maggiormente le regole.

Questo mi sembra un lunedì nel quale ognuno di noi debba tornare a riflettere su quanto sia importante fare la propria parte. Al di là dei negazionisti, della carica virale più o meno indebolita di questo piccolo ‘mostro’ invisibile, NOI tutti dobbiamo più che mai fare la nostra parte.

Non è ancora finita. E non si tratta di terrorismo mediatico. Si tratta di una presa di coscienza necessaria, checché ne dicano coloro che, con leggerezza, operano una distinzione tra chi ha patologie pregresse e chi no. Siamo tutti VULNERABILI e tutti dobbiamo stare attenti, per il BENE DELLA COLLETTIVITÀ. Perché la patologia può interessare nostro padre, nostra madre, i nostri nonni, i nostri FIGLI e NIPOTI.

Basta alle teorie complottiste e alle polemiche sterili. È il momento di agire tutti insieme verso un obiettivo più grande. Perché una persona con una patologia cronica non è una persona condannata a morte a prescindere, che tanto se viene colpita dal virus, sarebbe comunque ‘materia di scarto’. Non è così che ragiona un essere umano.

Non siamo solo macchine che lavorano e producono soldi, siamo ESSERI UMANI e, in quanto tali, dovremmo essere tutti capaci di provare empatia verso gli altri. Oggi a me, domani a te. Perché non scegli di nascere sano o malato, ci nasci e basta. Non c’è una razza superiore e una inferiore.

Una scelta però la possiamo ancora fare: scegliere di indossare una mascherina, di igienizzare spesso le mani, di mantenere le distanze (perché non si muore se non ci si abbraccia o non ci si stringe la mano).

Ma si può morire di menefreghismo. Sì, quello che usiamo nei confronti di chi è più debole perché siamo convinti di essere IMMUNI, ma senza l’app.

Per una volta, usiamo la testa e usiamola bene.

Buon lunedì!

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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