Istituzione delle Zone franche montane: “Fare in fretta, non c’è più tempo”

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Sostegno dal gruppo Attiva Sicilia alla protesta per l’istituzione delle Zone franche montane in Sicilia che ormai da 32 giorni vede impegnati il comitato e gli amministratori dei 133 comuni interessati con un presidio allo svincolo Irosa dell’autostrada Palermo-Catania

La manifestazione allo svincolo Irosa dell’autostrada Palermo-Catania

La protesta

Un sit-in che nasce dalla mancata approvazione a livello nazionale della legge istitutiva delle Zfm e quindi dell’attivazione di tutte le misure che determinerebbero un sistema di fiscalità di vantaggio che permetterebbe di riavviare lo sviluppo di aree ad economia sempre più in recessione e con un inarrestabile processo di spopolamento. Un anno fa, all’Ars era stata approvata la legge regionale che prevede l’istituzione delle Zone franche montane che però per le coperture finanziarie delle misure da applicare, deve essere approvata a livello nazionale.

Il sostegno di “Attiva Sicilia

Istituire le Zone franche montane in Sicilia è urgente ed è un atto dovuto – affermano Elena Pagana e Angela Foti, deputate regionali di Attiva Sicilia – Questi territori pagano la condizione di insularità, che accomuna tutta la regione e che pesa ogni anno 6 miliardi e mezzo di euro in termini di costi e mancate opportunità per le imprese e produce un freno al Pil quantificabile con il 6,8% in meno. L’aspetto che aggrava questa condizione è che si tratta di territori dell’entroterra, ancora oggi esclusi dai flussi economici e con infrastrutture inadeguate. Quella delle aree interne è una questione socioeconomica estremamente complessa che come tale deve esser affrontata“.

L’emigrazione dalle zone interne

C’è la necessità – proseguono le deputate – che, da parte sua, il Governo regionale affronti, con le riforme, la crisi delle aree interne dell’Isola che sta determinando l’abbandono di interi territori e settori produttivi. Dalle aree interne si emigra sempre di più e mancano intere generazioni. Per questo abbiamo sposato la battaglia degli oltre 130 sindaci. L’istituzione delle Zone franche montane sarebbe una sorta di risarcimento e allo stesso tempo uno strumento di rilancio che potrebbe dare una spinta allo sviluppo di queste aree che altrimenti andranno incontro sempre di più a impoverimento e spopolamento. Proprio per questo occorre una decisione rapida: non è possibile perdere ancora tempo”.

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