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Per la Commissione Europea è un accordo «storico». Perché quello che ieri il commissario all’Agricoltura Phil Hogan ha siglato a Shanghai con la controparte cinese introduce una doppia lista di 100 prodotti, una per quelli europei in Cina, una per quelli cinesi nell’Ue, di cui sarà tutelata l’indicazione geografica.

Tra i 100 figurano 25 italiani, tra cui i più celebri: dall’Aceto balsamico di Modena all’Asiago, dal Barolo alla Bresaola della Valtellina, dal Gorgonzola alla Grappa e al Brunello di Montalcino, e poi Grana Padano, Parmigiano Reggiano, mozzarella di bufala campana, pecorino romano, prosciutto San Daniele e di Parma solo per citarne alcuni. Italia a parte, figurano prodotti come la birra bavarese, la feta greca, il Rioja spagnolo, il Calvados, l’Armagnac, il Beaujolais o lo Champagne francesi o ancora il Porto portoghese o la vodka polacca. Entro quattro anni dall’entrata in vigore dell’accordo (che dovrebbe partire a inizio 2020 dopo esser stato approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Ue, non dai parlamenti nazionali), si aggiungerà un’altra lista con 175 prodotti di cui una ventina italiani. 

MA IL SUD NON “BRINDA”. Tutti contenti? Niente affatto. Tra le pagine del quotidiano “Il Mattino” oggi in edicola si può leggere: “In questa intesa un prodotto su quattro è italiano, ma solo uno è del Sud, la mozzarella di bufala dop. Un passo in avanti certamente, soprattutto nel contesto della guerra dei dazi voluta da Donald Trump, ma che lascia un po’ di amaro in bocca per la dimensione e per la suddivisione territoriale. Paradossalmente ad essere i meno tutelati sono proprio i territori italiani che ne avrebbero più bisogno. […] Quel che colpisce è la protezione della mozzarella di bufala, che ha quote irrilevanti nel mercato cinese per la nota idiosincrasia fisica e psicologia dei cinesi verso latte e derivati. Paradossalmente non appaiono né la Pasta di Gragnano Igp e neanche le dop del pomodoro campano (Pomodoro San Marzano e Piennolo del Vesuvio, ossia i prodotti più colpiti dalla pirateria, degli stessi italiani per la verità, sui mercati internazionali. […] Nessun vino campano, siciliano, pugliese, lucano o calabrese è entrato in elenco nonostante i livelli di qualità e quantità raggiunti.

L’UE SIA PIU’ INCISIVA. Sul tema interviene con una nota anche l’eurodeputata calabrese del M5S Laura Ferrara. «Sono 26 su 100 i prodotti italiani di eccellenza tutelati dall’accordo raggiunto dalla Commissione europea con la Cina. Un numero davvero esiguo – commenta la Ferrara – rispetto a tutto il Made in Italy che subisce perdite economiche enormi a causa della contraffazione e del cosiddetto italian sounding. Oltre 100 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo (dati Coldiretti febbraio 2019) e purtroppo la Cina è uno dei Paesi con maggiore incidenza del fenomeno. Nella lista dei 26 non trovano posto purtroppo l’olio extra-vergine d’oliva, la ‘Nduja di Spilinga, la cipolla di Tropea, le lenticchie di Altamura o i pomodori di San Marzano. Tutelare questi e tantissimi altri prodotti equivale a tutelare prima di tutto i consumatori rendendoli consapevoli di ciò che acquistano, ma anche i produttori e quindi le economie dei Paesi di provenienza. Nella lista, ad eccezione della mozzarella di Bufala Campana, non vi è traccia di prodotti del Sud Italia eppure sono innumerevoli i prodotti che in Cina così come in tutto il mondo ci invidiano e cercano di imitare. L’Europa deve essere più incisiva nella protezione dei prodotti italiani con politiche commerciali chiare e che garantiscano regole comuni sulla trasparenza di origine del prodotto».

THE E BACCHE TRA I PRODOTTI CINESI. Per curiosità, si legge ancora su “Il Mattino”, vediamo anche i prodotti cinesi che saranno tutelati: una serie di the (come quelli verdi di Wuyuan e Songxi), l’aglio di Pizhou, lo zenzero e la cipolla di Anqiu, il kiwi rosso di Cangxi, la pera di Jinxhou, il riso di Wuchang, i funghi Xixia e quelli neri di Dongning, l’anatra salata di Nanjing, la patata Wuxi, le bacche Goji di Jinghe e moltissimi altri prodotti poco noti agli occidentali, ma ben conosciuti dalle numerose comunità cinesi del Vecchio Continente.

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