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Artisti contemporanei in dialogo con i reperti del Museo archeologico Salinas, che apre un’area mai vista prima, in attesa del completamento del restauro

Ritorna in esposizione il famoso Ariete bronzeo, si mostrano per la prima volta le teste votive di Cales e altre opere conservate nei depositi; si ammira la Menade in una nuova collocazione scenografica, sotto lo straordinario soffitto seicentesco in legno dipinto, mai presentato prima. Le foto di Scianna del 1984, raccontano Borges ormai cieco che “sfiora” le sculture tentando di “leggerne” i contorni. Il segno grafico di Rub Kandy.

Dalle metope dei Templi di Selinunte – il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d’Occidente – alla Pietra di Palermo, reperto egizio della metà del II millennio a.C. circa, dalle raccolte di vasi etruschi della collezione Bonci Casuccini all’Ariete in bronzo di Siracusa, il Museo Salinas di Palermo, con la sua storia lunga oltre due secoli, raccoglie una delle collezioni archeologiche più prestigiose in Italia e nel mondo. Ma è anche un Museo che deve fare i conti con un complesso restauro che attualmente non consente la visita nella sua interezza. In attesa del riallestimento definitivo, ha preso corpo un progetto che permetterà di restituire al pubblico alcuni spazi di questo luogo straordinario, che riapriranno del tutto solo al termine dei lavori, in via di completamento.

Una vera riappropriazione dello spazio: la mostra Quando le statue sognano, inaugurata il 28 novembre al Museo Archeologico Salinas   – curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e dal critico d’arte Helga Marsala – che si avvia verso una serie di prossimi eventi collaterali, racchiusi dal sottotitolo Frammenti di un museo in transito. Attraverso spazi dell’ex monastero dei Padri Filippini mai aperti prima, ambienti riportati alla luce, manufatti di epoca borbonica, opere finora conservate nei depositi. Un progetto del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, realizzato dal Salinas, con la collaborazione di CoopCulture.

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