L’ omaggio a Turi Ferro: un atto d’amore verso il teatro

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Cinema e Teatro, da sempre, sono parenti stretti. Strettissimi. Innumerevoli gli esempi di attori e registi che durante la loro carriera hanno alternato il palcoscenico al grande schermo.

Il messinese Daniele Gonciaruk, classe 1971, è uno di questi. Diplomatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, ha recitato come attore in opere di Sofocle, Shakespeare, Bufalino, Verga, Pirandello, Beckett, Vittorini, Camilleri, Sciascia, e molti altri, accanto a registi e attori di grande calibro tra i quali: Giuseppe Patroni Griffi, Luca Ronconi, Armando Pugliese, Marisa Fabbri, Carlo Cecchi, Gabriele Lavia, Franco Branciaroli e Turi Ferro.

A quest’ultimo, Gonciaruk ha dedicato un film documentario che verrà presentato alla Festa del Cinema di Roma (17-27 ottobre). “Turi Ferro, L’ultimo Prospero”, prodotto dallo stesso regista con Officine Dagoruk e da Ninni Panzera per La Zattera dell’Arte, sarà presente alla kermesse cinematografica capitolina nella sezione “Omaggi e restauri” e verrà proiettato il 21 ottobre al Teatro Palladium (ore 20.30).

Per il regista e attore messinese, che da anni vive e lavora tra Messina e Roma, si tratta della seconda opera cinematografica. Già nel 2012 infatti il suo film Storie Sicilian Comedy, fu presentato nel 2012 al Taormina Film Fest e uno degli episodi (Paolo) ricevette una menzione speciale alla seconda edizione del Festival Corto di Sera.

“Turi Ferro, L’ultimo Prospero” è un sentito tributo ad uno dei maggiori talenti siciliani, scaturito da un rapporto personale intenso e formativo col grande maestro, e realizzato attraverso un costante lavoro di ricerca video-iconografica, cui hanno offerto un valido contributo la Rai Teche e il Teatro Stabile di Catania nel reperimento del materiale di repertorio.

Il film prende spunto da immagini di backstage catturate dallo stesso regista nel 1997 durante l’allestimento teatrale de “La Tempesta” di William Shakespeare, cui Gonciaruk ha preso parte come attore. Grazie al restauro del vecchio materiale video, girato con una semplicissima handicam hi8, il regista messinese è riuscito a mettere assieme, tassello dopo tassello, l’iter artistico del grande attore etneo, dando notizia anche dei suoi rapporti professionali significativi, attraverso la testimonianza di alcuni nomi illustri del teatro e del cinema italiano con cui Ferro ha lavorato nella sua intensa carriera.

Troviamo infatti interessanti contributi di Paolo Taviani, Lina Wertmuller, Gabriele Lavia, del collega e amico Giulio Brogi, recentemente scomparso; ma anche un ricordo inedito della grande Mariangela Melato. Non mancano testimonianze legate alla terra di Turi Ferro e ai suoi rapporti con artisti di origine siciliana, tra cui Leo Gullotta, Tuccio Musumeci, Pippo Pattavina e Fulvio D’Angelo, e un contributo della stessa figlia di Turi, Francesca. Gonciaruk definisce il suo docufilm un atto d’amore, tanto verso un teatro in via di estinzione, quanto verso il grande maestro che gli ha trasmesso l’importanza del rigore nel mestiere d’attore. Fondamentali per il recupero del girato sono stati l’apporto della Laser Film di Roma che ha curato il restauro del suono, e il lavoro di pre-mix del messinese Patrick Fisichella.

Turi Ferro è l’attore che, raccogliendo l’eredità lasciata da Angelo Musco e Giovanni Grasso, più di ogni altro ha contribuito a rilanciare il teatro siciliano a partire dall’immediato dopoguerra. La sua carriera, costellata di innumerevoli interpretazioni rivelatrici di un mirabile talento, ha trovato espressione nel corso di tutta la seconda metà del Novecento. 

Nel 1994, – scrive Gonciaruk nelle note di regia – dopo il diploma all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, non avrei immaginato che da lì a poco avrei avuto occasione di conoscerlo e addirittura lavorare con lui. Come spesso accade in questo mestiere, tutto avvenne per caso tramite un semplice provino presso il Teatro Stabile di Catania. Era il 1997. Turi era già avanti con gli anni, ma ciò non gli impediva di trasformarsi in un leone ogniqualvolta compariva in palcoscenico. Fu alla fine di quell’anno memorabile che lo Stabile etneo decise di allestire (appositamente per il suo primo attore) il testamento di William Shakespeare: “La Tempesta”; e fu proprio in quell’occasione che ebbi la fortuna di incontrarlo. Mi resi immediatamente conto della grandezza di quell’uomo, ormai quasi ottantenne, ed ebbi la precisa sensazione che quello che stavamo per mettere in scena sarebbe stato uno spettacolo per certi versi unico, in quanto il grande interprete incontrava Prospero, il suo “gemello”.

Ricordo perfettamente la sera in cui chiesi a Turi il permesso di seguirlo con la mia piccola videocamera durante le prove. Eravamo soltanto io e lui, nel foyer del teatro; ho impresso ogni dettaglio di quella circostanza, persino che fuori pioveva.Turi – o meglio il “Signor Ferro” come lo chiamavo io – acconsentì. Lo fece per affetto, e mi rese felice: mi sentivo un privilegiato. Realizzai ore e ore di riprese, che alla fine decisi di chiudere e custodire gelosamente in un cassetto.

Oggi quel cassetto è stato riaperto, e il materiale prezioso, seppur contenuto in quelle ormai desuete miniDv a bassa risoluzione, fa parte integrante di questo lavoro, anzi ne è il filo conduttore.

Dopo una ricerca minuziosa di immagini di repertorio spesso sporche, rovinate e con un audio incerto, pazientemente restaurato, ho voluto ricostruire, anche grazie al prezioso contributo del materiale di repertorio di Rai Teche e alle testimonianza  di illustri artisti che lo hanno conosciuto, a livello umano e professionale, un  modo di fare teatro che ormai appartiene soltanto agli antichi maestri.

È questa la genesi di un documentario che non si limita a raccontare la storia di una carriera importante, ma che vuole anche dipingerne i contorni ed entrare nella sostanza di un talento raro. Non una cronologia di eventi, ma un omaggio alla memoria di un grande interprete. E allo stesso tempo, per chi saprà ben vedere, un atto d’amore verso il Teatro stesso.

S.C.

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