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La mafia uccide solo d’estate: la serie stroncata

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Da qualche giorno mamma Rai ha dato addio a un importante tassello nel suo ricco palinsesto che, nel corso degli ultimi anni, ha arricchito la sua offerta di contenuti e servizi, sempre più al passo con i tempi e in linea con le tendenze dettate dalle grandi case di produzione e distribuzione di contenuti multimediali come Netflix e altre piattaforme.

L’addio tocca e stronca la terza stagione de “La mafia uccide solo d’estate”, la serie che trae origine dall’omonimo film a firma dello stesso regista e sceneggiatore palermitano Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif.

Le cause della mancata messa in onda della terza stagione sono dovute al crollo degli ascolti da 5 milioni della prima stagione ai 3,7 della seconda, con il 14,8 di share.

È stato lo stesso Diliberto ad annunciare, tramite un video Facebook, la fine della sua importante opera televisiva.
«Piangiamo con un occhio solo», dichiara Pif, «perché nella prima e nella seconda serie abbiamo detto delle cose molto importanti ed è già un miracolo che siamo riusciti ad arrivare lì. Certo, l’obiettivo era arrivare con la serie sino alla morte di Falcone e Borsellino, passando per tutti i morti ammazzati dalla mafia che la gente ignora spesso e volentieri, tipo Carmelo Iannì.»
Termina poi con una nota amara, mitigata da una sagace ironia: «Ormai ho smesso di dispiacermi. Al massimo la terza e la quarta serie ve la racconto io se ci incontriamo».

Sicuramente è encomiabile il percorso per cui la Rai sta profondendo i suoi sforzi, cercando di puntare sui cavalli vincenti della sua scuderia di contenuti, e indirizzandosi su un cammino votato alla concorrenza con altre reti e canali di fruizione di contenuti televisivi e cinematografici. Tuttavia, nonostante il tentativo di rendere la gestione molto più manageriale, la RAI dovrebbe comunque perseguire un obiettivo di divulgazione di conoscenze e sensibilizzazione a temi forti in modo leggero, come è riuscito a fare il “romanzo storico televisivo” di Pif, che si è dimostrato facilmente fruibile per il suo stile non cattedratico, oltre a dimostrare alti livelli di qualità. La stessa qualità della produzione, secondo notizie provenienti dall’Inghilterra, ha infatti portato la serie di Pif sulla britannica Channel 4, segno forse, ancora una volta, che non riusciamo a valorizzare e apprezzare i capolavori nostrani quando questi ci vengono proposti.

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