Apprendere la notizia della morte di Luke Perry, volto storico dell’amatissimo Dylan McKay di Beverly Hills 90210, ma anche di Riverdale (per le serie più recenti), ha scatenato un’ondata di malinconia in molti teenagers degli anni ’90. Per chi ha vissuto gli anni d’oro della fortunata serie, la scomparsa di quest’attore rappresenta senza dubbio un addio al quale non si era abbastanza preparati. Dylan ha rappresentato per anni il simbolo dell’uomo bello e maledetto, protagonista dell’immaginario di un’infinità di ragazze.
E’ l’emblema di una generazione che oggi si ritrova già grande forse senza volerlo e la scomparsa di Luke Perry, a causa di un ictus fulminante, all’età di 52 anni, per molti rappresenta la fine di un ciclo, il saluto a una gioventù perduta, libera, spensierata, sognante.
Perché in fondo, il successo delle serie tv risiede proprio in questo: nella nostra capacità di immedesimarci, di vivere le storie dei personaggi dello schermo come se fossimo lì con loro e come se essi stessi fossero in grado di rispondere ai nostri interrogativi. Ci affezioniamo, li consideriamo amici, persone vicine a noi, al nostro ideale di bellezza.
Qualcuno, tra i numerossisimi tweet dedicati all’attore, inneggia a un’epoca perduta, in cui i ragazzi si riunivano tutti insieme davanti alla tv e “non insieme ma soli davanti ad un telefonino”. Un’epoca in cui il massimo della “viralità” odierna e dell’ossessione della “condivisione” era avere nella propria stanza un poster di Luke Perry.



