Un migrante Sylla Noumo, di 32 anni, senegalese, è morto la notte scorsa in un incendio divampato nella nuova tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria) gestita prima dal Comune ed ora dalla Caritas. La tendopoli si trova a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli smantellata nella quale, in un anno, 3 migranti sono morti a causa di incendi divampati nelle strutture fatiscenti di cui era fatta. L’incendio, secondo una prima ricostruzione, si è sviluppato in un angolo della tenda da sei posti, dove erano posizionati alcuni cavi elettrici. Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme.
Nell’incendio è andata distrutta solo una tenda.
La tendopoli, realizzata alcuni anni fa dalla Protezione civile, è attrezzata, con presenza di servizi igienici e presidi sanitari, ed è vigilata. Tra il 2018 e il 2019 nella baraccopoli abbattuta erano morti tre migranti Moussa Ba, di 29 anni, Becky Moses, di 26, e Surawa Jaith nemmeno diciottenne.

“Assistiamo ancora una volta, attoniti, al grido di dolore che proviene da San Ferdinando”.
Con queste parole i dirigenti della Cisl Rosi Perrone, Romolo Piscioneri e Giuseppe Roda hanno commentato l’incendio.
“Restiamo sgomenti – hanno dichiarato – nel dover registrare la quarta morte nel giro di un anno e mezzo. In queste circostanze, la cautela dialettica è d’ obbligo, ma non sbaglieremmo a definirla una mattanza. Dovuta al fuoco? dovuta al dolo? dovuta all’ imperizia? Dovuta alla sicurezza? non si sa…eppure più volte – come Cisl – abbiamo denunciato lo stato di precarietà nel quale, per fare uno ma significativo esempio, deve esercitare il proprio dovere di assistenza e soccorso, il corpo dei Vigili del Fuoco”.
Secondo la Cisl “la piaga tendopoli, potrebbe essere superata con la proposta lanciata mesi fa dalla Fai, dalla Cisl e dalle associazioni datoriali, di istituire dei moduli abitativi all’ interno delle aziende agricole, in modo tale da favorire – sin da subito – la concretizzazione delle proposte di accoglienza diffusa rilanciate dal tavolo prefettizio.

Al contempo, sosteniamo quanto sia improcrastinabile incoraggiare piani di rilancio collegati al tessuto economico e commerciale dell’ area della Piana di Gioia Tauro, proprio per facilitare un percorso di integrazione ed emancipazione socio- occupazionale. Invece oggi, ancora una volta, siamo costretti a piangere la fine di una vita”.



