Il Ladro di Libri: un viaggio profondo e tragicomico a fumetti nella Parigi degli Anni Cinquanta

Amaro, divertente, malinconico, rilassante, profondo.

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Ecco gli aggettivi, spesso opposti tra loro, che si potrebbero attribuire alla graphic novel Il Ladro di Libri, dello sceneggiatore Alessandro Tota e del disegnatore Pierre Van Hove, edito da Coconino Press.

Nella trama dinamica, piena di rovesci e colpi di scena, le emozioni si susseguono turbinosamente, quasi come sviluppandosi in continui moti sinusoidali, con picchi di estrema euforia e discese nel baratro dello spleen.

Alessandro Tota, lo sceneggiatore

E non a caso si parla di spleen, dato che la storia è ambientata nella Parigi degli Anni ’50, dove il protagonista Daniel Brodin insegue la cultura dei poeti maledetti e dell’esistenzialismo, che rivive tra gli artisti che si aggregano in ferventi cenacoli, dove si cerca la sregolatezza tra un bicchiere e l’altro, insieme all’ambizione di inseguire l’avanguardia e raggiungere i propri sogni di gloria nella letteratura.

Pierre Van Hove, il disegnatore

Ma questo libro sbatte in faccia a Brodin e al lettore tutto l’essere effimero di questa gloria, deridendo l’ampollosità e la saccenza della media borghesia di letterati e colti, che contrasta con l’altrettanto maledetta e stramba vita dei ladri, truffatori, contrabbandieri e tutto quel sottobosco di emarginati della società, con i loro valori e la loro ricerca della libertà, della sopravvivenza, del guadagno facile e della vita allegra, altrettanto forieri di sventure e vane illusioni della agognata libertà e del tanto desiderato benessere.

Il protagonista verrà strattonato da un lato dal desiderio di penetrare nell’inebriante vita del successo nella società bene, mentre dall’altro dall’eccitazione di una vita pericolosa all’insegna del crimine e del suo fascino oscuro.

Un estratto della graphic novel

La vita a metà però non rende completi e, piuttosto che una ricerca dell’amore, degli allori artistici, del senso di libertà e sregolatezza dato dal crimine, il libro sembra quasi parlare di una ricerca di se stessi, accompagnando lo stesso lettore a prendere coscienza di questa necessità umana, facendo vedere che i modi in cui si vive l’esistenza e si percepisce il mondo provengono dalla visione che l’individuo ha di sé, spesso dovendo passare da un auto-annullamento, passando da una fase nella quale ci si perde, ridimensionando le proprie ambizioni e dando il giusto peso alle passioni e al controllo che hanno sulle nostre scelte.

Come detto, la trama è molto scorrevole, incuriosisce e tiene incollati alle pagine, sia per l’atmosfera che riesce a creare l’ottima sceneggiatura, ma anche per l’immedesimazione che si genera nel lettore. Lo stile cattura l’attenzione grazie alla sintesi perfetta che viene operata tra il sottile umorismo e i momenti più tragici, riuscendo a sviluppare diverse tinte “sentimentali”, che rendono la storia verosimile, quasi a voler rappresentare quella tragicommedia della vita in cui tutti ci troviamo a essere spettatori e attori, e rendendo, da sei anni a questa parte (Il Ladro di Libri è stato pubblicato nel 2015) un’opera molto attuale e gradevolissima.

Antonino Mangano

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