Brexit: venti di tempesta nei rapporti con l’UE

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La tanto delicata quanto complessa procedura legata alla Brexit incontra l’ennesimo ostacolo, dovuta ancora una volta al comportamento molto “leggero” del Parlamento britannico nel rispettare gli accordi con l’Unione Europea.

La Camera dei Comuni (i Lord dovranno votare tra qualche settimana), ha infatti votato un disegno di legge che viola di fatto un accordo di libero mercato tra l’Ulster (o Irlanda del Nord, parte del Regno Unito) e la Repubblica d’Irlanda (ancora membro dell’UE).

Il patto di uscita del Regno Unito dall’UE, che avverrà il 31 dicembre 2020, prevederebbe infatti il mantenimento dello status quo nel passaggio di merci, persone e servizi che sussisteva durante il periodo precedente alla Brexit, in modo tale da non ergere nuovamente quella frontiera che divideva le due Irlande nella lunga e sanguinosa storia tra i due Paesi, e continuando a mantenere distese le relazioni diplomatiche che si erano raggiunte con la Pace del Venerdì Santo, siglata il 10 aprile 1998 a Belfast. Questa pace prevedeva la distensione dei rapporti tra Irlanda e Regno Unito, il passaggio dell’Ulster sotto il controllo britannico e la regolazione dei rapporti tra Ulster e Repubblica d’Irlanda.

Con la violazione degli accordi con l’UE, sostenuta fortemente dal Primo Ministro britannico Boris Johnson, si vuole rimarcare la creazione di “una rete di sicurezza legale per proteggere l’integrità del mercato interno del Regno Unito”, ma tutto questo porterebbe alla messa in discussione di un equilibrio che si potrebbe definire ancora precario tra l’Irlanda e la Gran Bretagna.

Boris Johnson, Primo Ministro del Regno Unito

L’UE aveva già messo in guardia la Gran Bretagna, intimando il ritiro della proposta di legge entro fine settembre. All’evidente rifiuto delle istituzioni britanniche di attenersi agli accordi per la Brexit, anche durante questo periodo di transizione verso il 31 dicembre 2020, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’organo da lei presieduto ha inviato una prima lettera di messa in mora contro il Regno Unito, considerando anche il fatto che la Nazione di Elisabetta II è ancora ufficialmente membro dell’UE e dunque sottoposto alle regole dell’Unione, avviando una regolare procedura di infrazione.

Secondo le procedure di infrazione, l’UE invia una messa in mora al Paese inosservante, dandogli il tempo di replicare. Qualora la risposta venisse a mancare o fosse insoddisfacente, la Commissione potrebbe intimare un’ultima occasione di dialogo, inviando un parere motivato. Esperito anche quest’ultimo passaggio senza successo, la Commissione può adire alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE), che avvia il giudizio contro il Paese autore dell’infrazione. Qualora lo Stato Membro si rivelasse recidivo, la Corte di Giustizia ha la facoltà di infliggere una sanzione pecuniaria.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea

Non si può nascondere che, visti i presupposti e il colpo di mano messo a segno dalle istituzioni britanniche, il rischio di incorrere in un’esacerbazione dei rapporti tra UE e Regno Unito si fa sempre più concreto.

Il sogno di un’Europa più unita però deve tenere legati i Paesi Membri che, nonostante tutto, sebbene assediati ormai da più lati, da un sempre più incalzante e incontenibile Erdogan a Oriente, da una Gran Bretagna irrispettosa dei patti Oltremanica e da spinte “centrifughe” dei sovranismi dei Paesi dell’Europa dell’Est, stanno ancora continuando a difendere la propria missione di plasmare un continente più solidale e che aspira al progresso e a un processo di maggiore integrazione tra i popoli.

Antonino Mangano

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