Decreto Clima: l’Italia che guarda al Verde

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Le statistiche sull’Italia in base a indagini e classifiche sono impietose. Il Bel Paese occupa una posizione importante – e stavolta non c’è da esserne fieri – a livello mondiale (undicesimo posto) ed europeo (primo posto) per morti premature a causa di polveri sottili PM2.5

La qualità dell’aria assume pertanto un carattere prioritario nell’agenda politica italiana, in quanto un mancato intervento in questo settore costituirebbe una violazione etica e una grave responsabilità politica nei confronti di uno dei diritti inviolabili sanciti anche dalla Costituzione italiana (art. 32): la salute.

La qualità dell’aria si inscrive nel dialogo internazionale sul cambiamento climatico, anche a seguito del rapporto su “Cambiamenti clima­tici, desertificazione, degrado terrestre, so­stenibilità del territorio, sicurezza alimentare e flussi di gas serra negli ecosistemi terre­stri”, presentato ad agosto 2019 dal Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici dell’ONU.

Secondo gli esperti che hanno partecipato alla redazione del documento che oggi assume rilevanza cruciale, le soluzioni da mettere in atto per arginare gli effetti del cambiamento climatico sono il ripristino del territorio, la conservazione degli ecosistemi, la riduzione della deforestazione e la riduzione di perdite e sprechi di cibo.

È stato il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa a promuovere l’adozione del Decreto Clima, il primo vero decreto italiano interamente dedicato al tema della tutela ambientale.

All’interno del Decreto sono previsti “bonus mobilità”, che tendono a incentivare l’utilizzo di mezzi green (biciclette, ad esempio) o trasporti pubblici in quelle realtà cittadine poste sotto infrazione europea per scarsa qualità dell’aria. Sul capitolo del trasporto scolastico, è stato istituito un fondo di 20 milioni da destinare ai Comuni per l’acquisto di mezzi ibridi elettrici per il trasporto dei ragazzi delle scuole elementari e medie.

L’Italia recepisce anche la lettera del documento ONU, considerando di vitale importanza un percorso di riforestazione urbana, promuovendo progetti – anche finanziariamente (30 milioni di euro) – per l’impianto di zone alberate nelle città metropolitane.

L’interesse per uno sviluppo economico ecosostenibile ha portato all’ideazione delle ZEA (Zone Economiche Ambientali) corrispondenti ai parchi nazionali e che prevedono agevolazioni per i Comuni che ricadono in queste aree di interesse. Il progetto sulle ZEA prevede incentivi anche per coloro che volessero investire in attività imprenditoriali ecosostenibili all’interno di queste aree.

Un tema che è stato trattato in un precedente incontro pubblico nella Valle del Mela e sui suoi problemi ambientali, riguarda l’impegno nella lotta alle discariche e ai depuratori obsoleti o abusivi su tutto il territorio nazionale. Questa reazione alla presenza di luoghi insalubri costituirà il mezzo per ridurre l’ammontare delle infrazioni che sono state sanzionate dall’Unione Europea.

Al fianco degli incentivi economici e fiscali, il Decreto apre le porte a incentivi per la motivazione e l’orgoglio cittadino di ogni centro: verrà infatti proposto il Programma Italia Verde, una sorta di concorso presieduto da un comitato ad hoc per la valutazione dei progetti green presentati dalle città italiane. Il Programma decreterà annualmente la Capitale Verde d’Italia, un premio che potrebbe essere molto ambito vista l’importanza sempre maggiore rivestita dal tema ecologico, oltre che per l’impatto economico interessante, dato che al vincitore sarà anche assegnato un fondo per mettere in pratica il progetto presentato.

L’impegno dei cittadini sarà premiato e incentivato con l’implementazione di macchinette mangia-plastica, con l’opportunità di conferire rifiuti plastici presso gli esercizi commerciali in cambio di piccoli bonus. E poi ancora, l’istituzione dei Caschi Verdi, ovvero individui coinvolti nel programma di sensibilizzazione sulle tematiche ecologiche e sulla tutela ambientale. La sensibilizzazione sarà un elemento fondante del Decreto Clima, e che vedrà la collaborazione con il Miur.

Il Decreto Clima diviene quindi un mezzo con cui il Governo italiano dichiarerà la propria presa di posizione e responsabilizzazione nei confronti delle tematiche ambientali, cercando di operare su tutti i settori produttivi (agricoltura, infrastrutture, energia, industria verde, trasporti) e i diritti dei cittadini (salute, istruzione, sicurezza) per permettere all’Italia di divenire protagonista delle nuove sfide globali, delle nuove dinamiche che si osservano nel mercato del lavoro, con le sue frontiere che ormai guardano non solo al fattore della crescita di produttività, ma anche al benessere ambientale, dei lavoratori e dei consumatori. L’impegno assunto con il Decreto sarà una responsabilità nei confronti delle generazioni future, oltre che un’azione esemplare nel contesto di un problema avvertito a livello internazionale.

Antonino Mangano

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