Fukushima: cosa è cambiato in dieci anni

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L’11 marzo 2021 è stato ricordato, nel suo decennale, il disastro nucleare di Fukushima, località in cui sorgeva una centrale nucleare.

Ripercorrendo gli sviluppi della tragedia, tutto iniziò con il terremoto, seguito da un maremoto, l’11 marzo 2011. Secondo le procedure di sicurezza attivate in caso di terremoto, i reattori della centrale si spensero automaticamente, ma lo tsunami che colpì la centrale causò dei guasti ai sistemi di raffreddamento, provocando l’incendio che generò il disastro nucleare.

La TEPCO (Tokyo Electric Power Company), azienda proprietaria dello stabilimento, aveva persino stimato che per la bonifica del territorio contaminato, a partire dal 2017, ci sarebbero voluti dai 30 a 40 anni, per una spesa minima di 75,7 miliardi di dollari. Non a caso la crisi di Fukushima viene ancora oggi riconosciuta come l’incidente nucleare più grande dal 1986, anno in cui avvenne quello di Chernobyl.

Le conseguenze dell’incidente di Fukushima

Secondo un rapporto pubblicato nel 2014 dall’ONU, UNSCEAR 2013 Report, e le notizie riportate nel corso degli anni, la perdita di vite umane a causa delle contaminazioni da radiazioni è stata molto bassa, data la qualità delle azioni finora attuate, sebbene non risolutive del problema. In effetti, sono circa 337 km quadrati, su cui insistono sette comuni di Fukushima, a essere ancora designati “zona di difficile restituzione”, e che costringono circa 40.000 sfollati a non potere ritornare alle zone che abitavano dieci anni fa.

Oltre ai rischi ambientali che ancora gravano sull’area, si avvertono ancora le cicatrici, soprattutto psicologiche, a seguito dell’evento che ha scosso ancora una volta l’opinione pubblica internazionale sull’opportunità o meno di utilizzare fonti energetiche atomiche. Molti Paesi hanno desistito o anche solo rallentato nella loro corsa all’adozione di questo tipo di fonti energetiche, altri ancora hanno continuato a riporre fiducia in questo settore energetico, considerando l’evento giapponese una casualità. Nonostante quanto avvenuto, quindi, appare chiaro che i dibattiti siano ancora aperti sull’impiego di questo o altri tipi di energia, considerando anche la convenienza economica, la facilità di utilizzo, reperimento e impiego di materie prime, strumenti e rendimento energetico dei diversi modelli di produzione energetica.

Nuovi orizzonti per il Giappone

Secondo quanto riporta la Camera di Commercio Italiana in Giappone, rappresentata dal suo Segretario Generale Davide Fantoni, “dieci anni dopo, Fukushima sta reagendo affermandosi come un centro di ricerca sulle energie rinnovabili, con 2,75 miliardi di dollari investiti, per rendere l’approvvigionamento energetico della regione rinnovabile al 100% entro il 2040. Il governo locale intende cambiare l’immagine della prefettura da zona di disastro nucleare a simbolo di energia pulita.

Parte degli impianti giapponesi in prossimità di Fukushima

Il progetto risulta essere ambizioso, se si osservano i problemi sociali osservati nelle righe precedenti, gli sviluppi tecnologici odierni, gli obiettivi mondiali dettati dall’Agenda 2030 a cui molti Paesi stanno cercando di dare seguito per rispondere alle necessità avvertite globalmente, sono degli stimoli indubbi per il Giappone, per allinearsi e tentare una via verso l’energia verde.

La Camera di Commercio Italiana in Giappone rimarca infatti che «ricordare Fukushima per non perdere un’opportunità di cambiamento per il futuro del Giappone e del pianeta».

Antonino Mangano

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