Il messaggio della fiction “Non mentire”: quell’urlo delle donne, vittime non ascoltate

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Greta Scarano nel ruolo di Laura Nardini: buca letteralmente lo schermo

Ieri sera, 3 marzo, è andata in onda l’ultima puntata della fiction “Non mentire”, con Alessandro Preziosi e Greta Scarano.
Un finale un po’ a sorpresa per chi, forse, si aspettava che Molinari sarebbe stato sicuramente arrestato, dopo le prove schiaccianti che Laura Nardini aveva procurato alla polizia, e non nuovo, invece, per chi aveva seguito la serie britannica “Liar – L’amore bugiardo” di cui “Non mentire” è la versione italiana. I filmati dello stupro che quest’uomo dalla doppia personalità perpetrava ai danni di almeno 7 donne costituivano, infatti, la prova schiacciante della sua “malattia”: medico affermato e stimato da tutti e padre premuroso fuori, psicopatico senza scrupoli dentro.

Una fiction che ci fa riflettere su più aspetti. Da un lato, il plauso va all’attenzione per la tematica trattata: la violenza sulle donne è più che mai un tema attuale e a questa fiction va il merito di averlo portato in primo piano. In particolar modo il disagio della società odierna è stato espresso magistralmente dal monologo della protagonista, Laura Nardini, alias Greta Scarano, quando immobilizza il suo stupratore, Andrea Molinari e dice: “Perché se non hai gridato probabilmente eri d’accordo e se avevi la minigonna te la sei cercata e se ti ha dato un lavoro forse era uno scambio: ogni scusa è buona per non credere alle vittime”.

Qualcuno su Twitter, seguendo il cliccatissimo hastag #nonmentire, scrive: “Comunque ci dovrebbe far riflettere il fatto che, se Laura non avesse agito per conto proprio infrangendo anche la legge, nemmeno la polizia sarebbe riuscita a incastrare Molinari”. E questo è l’altro punto su cui siamo spinti a riflettere: la difficoltà della polizia di trovare prove certe contro il protagonista descrive le forze dell’ordine come la parte debole in questa storia. Anzi, persino la poliziotta viene stuprata da Molinari: drogata, la mattina dopo si risveglia confusa e teme pure di aver perso il bambino che aspetta. Un sentimento di inquietudine non lascia spazio a equivoci. E il dubbio finale sul fatto che Laura si sia potuta fare giustizia da sola, uccidendo Andrea Molinari avvalora questa tesi: una donna tenace, determinata, che ha condotto le sue indagini da sola, delusione su delusione, arriva a maturare il pensiero che solo lei possa eliminare il suo “aguzzino” e porre fine alla possibilità che lui possa fare del male ancora ad altre donne.

Un plauso va anche all’interpretazione dei due protagonisti. Greta Scarano, nei panni di Laura Nardini, ha saputo trasmettere tutta l’angoscia di una donna nella sua situazione: vittima di uno stupro, incapace in un primo momento di dimostrarlo con delle prove concrete, instancabile lottatrice a difesa non solo della sua integrità ma anche della dignità di tutte le altre potenziali vittime. Alessandro Preziosi, che ha dato volto allo stupratore seriale Andrea Molinari, ha dimostrato una grande versatilità e, per chi non lo sapesse già, ha confermato la sua estrema bravura in un ruolo non semplice. La sua capacità di passare dal medico brillante, galante e gentile, con lo sguardo angelico, all’essere uno spietato maniaco, abile calcolatore e manipolatore, che filma le sue vittime mentre le stupra e che sa come nascondere la verità, è davvero sorprendente.

Non sappiamo ancora se ci sarà un seguito, ma di certo questa fiction, seppure remake di Liar, ci lascia con il fiato sospeso anche alla fine. Chi ha ucciso Andrea? Forse non lo scopriremo mai, perché come afferma Laura, nella scena finale, prima che venga inquadrato il corpo senza vita di Molinari, “La verità? Nessuno sa mai qual è la verità”.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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