Il caso dell’artista Lelio Bonaccorso e delle critiche ad alcune sue illustrazioni
Quando si discute di temi come l’immigrazione, l’aborto, le coppie di fatto, orientamenti sessuali, adozioni gay, eutanasia, la violenza sulle donne, dall’opinione pubblica vengono fuori voci diverse.
Da un lato abbiamo dei reazionari che non vogliono prendere contezza dell’evoluzione della società e dei suoi costumi, dei progressi della tecnica e della scienza, e misconoscono probabilmente i concetti di autodeterminazione e libertà personale, dato che non si interrogano neanche sulle necessità della proverbiale “altra faccia della medaglia”, ma partono dall’assunto che tutto ciò che è diverso sia sbagliato a priori. Per amor del vero, facciamo salvi da questa categoria tutti coloro che sono contrari, ma che argomentano sulla base di elementi che riguardano reali problemi di etica, opportunità, economia, impatto politico e sociale di determinate scelte.
Dalle fila dei favorevoli a questi temi, invece, ci si aspetterebbe di trovare un universo compatto e solidalmente unito, ma la realtà risulta sempre più entusiasmante della divisione in categorie che molti amano fare a tavolino.
È il caso occorso a Lelio Bonaccorso, artista messinese famoso per il suo genuino e fervente impegno sociale, con all’attivo mostre, opere e pubblicazioni che hanno riscosso molto successo in Italia e che hanno voluto interpretare e sottoporre all’attenzione dei lettori e degli appassionati del fumetto proprio quei temi tanto cari al fumettista.
Come si legge dal post sul profilo personale di Bonaccorso, una utente ha sollevato dubbi circa paventati messaggi “sessisti” celati tra le forme sinuose delle pin-up ritratte dall’artista, che è stato tra l’altro raggiunto dal commento di “essere una persona poco credibile”.

Come spiega anche Bonaccorso, non vi era alcuna volontà da parte sua di calcare la mano su temi come sessismo e mancanza di rispetto nei confronti delle donne, dato che il suo obiettivo era quello di interpretare e omaggiare la bellezza della propria città natale, Messina, dandole fattezze femminili.
Per quanto la faccenda abbia sollevato scalpore, abbia innescato l’indignazione di una “professionista messinese” (di cui non è dato sapere il nome) e abbia scatenato la reazione del fumettista, non si può negare che faccia sorridere allo stesso modo, per l’assurdità con cui avvengono dinamiche di questo genere.
Anche questa volta è facile intravedere, tra le fila degli engagés nei temi sociali, le differenti correnti di pensiero, tra estremisti e persone che cercano di usare un sano spirito critico, con la capacità di distinguere da caso a caso.
Per inciso, in questa situazione non è difficile comprendere chi abbia dimostrato creatività e leggerezza, e chi invece ha peccato di eccessivo zelo e fretta nel giudicare e criticare in modo poco veritiero.
Tutto ciò dovrebbe fare riflettere come, a volte (ma sempre più spesso nel corso di questi anni post-2010), la qualità di opinioni, battaglie e iniziative venga inficiata da un pensiero pesante, dove al buonsenso si sostituisce la volgare veemenza di una dittatura del buonismo a ogni costo, quel modo di interpretare il mondo in cui non esistono scale cromatiche, ma in cui tutto si riduce a una scelta manichea tra bianco o nero, giusto o sbagliato.

Per quanto gli obiettivi – in questo caso il rispetto della figura della donna – debbano essere condivisi globalmente, appare evidente come la riflessione dovrebbe incentrarsi sulle modalità da usare per veicolare in modo sano, non dogmatico, efficace, serio e razionale, messaggi di rispetto per la vita e la dignità altrui, senza per questo applicare in modo miope una censura che, di per sé, è un atteggiamento che contraddice quell’idea democratica, di partecipazione, dialogo e rispetto che tutti gli attivisti impegnati in attività sociali promuovono e sviluppano con fatica da decenni.
È solo un piccolo episodio, quello che ha visto come protagonista Lelio Bonaccorso, ma proprio perché un artista come lui, che è risaputo essere molto attivo nel diffondere messaggi positivi per tutti i lettori di fumetti e non, venga attaccato per disegni che non presentavano nulla di sessista, deve fare ragionare sul come sviluppare l’attivismo, per non colpire chi non lo merita, ma per sostenere le buone pratiche e i comportamenti utili a plasmare un mondo migliore.




