La storia di Società Costruzione Segnaletica di Forlì: dopo il fallimento, la rinascita. Grazie agli ex dipendenti

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Stipendi arretrati, un fallimento e la rinascita. È la storia della Società Costruzioni
Segnaletica, workers buyout nato grazie alla tenacia e al coraggio di lavoratori che dopo anni di difficoltà hanno deciso di costituire una cooperativa in piena pandemia e di ricominciare a lavorare. E lo fanno grazie all’investitore istituzionale CFI – Cooperazione Finanza impresa, che ha destinato loro un sostanzioso finanziamento.


Lo scorso giugno, il tribunale di Forlì decreta il fallimento di Vis Mobility, società di Santa Sofia, sull’appennino forlivese. L’azienda, nata nel 2014 a seguito del fallimento di Acis e Ciss, era arrivata ai vertici del settore della segnaletica stradale e ferroviaria principalmente nel territorio italiano. Con il passare degli anni e delle gestioni l’azienda inizia ad entrare in crisi.

Nove lavoratori, due impiegati in Vis Mobility e 7 nella controllata RS Segnaletica, vengono licenziati a novembre scorso. Decidono così di costituire una cooperativa per continuare a lavorare. Il 21 dicembre firmano il contratto di affitto della società Rs Segnaletica e ripartono nelle due sedi di Santa Sofia: una accoglie gli uffici, il reparto progettazione, la stampa, la serigrafia e il magazzino. La seconda ha il reparto carpenteria e verniciatura. Perché Società Costruzioni Segnaletica è una delle poche realtà in Italia che parte dalla lamiera per arrivare al cartello, quindi
va dal materiale grezzo al prodotto finito.

“Non è stato semplice -afferma Roberto Boscherini, 73 anni, geometra e presidente della cooperativa – ma grazie al nostro coraggio e alla tenacia siamo tornati in campo. Siamo consapevoli di tutto, ma siamo uniti, come una famiglia. Siamo ripartiti da poco, ma abbiamo grandi progetti per il futuro”.

I workers buyout rimangono uno strumento valido per rispondere alle crisi aziendali tutelando occupazione, competenze e patrimoni produttivi. E infatti l’ultima legge di Bilancio non solo ha rifinanziato CFI ma ha anche creato un secondo fondo utilizzabile quando l’azienda non è in crisi ma ha problemi di successione o viene messa in vendita.

Nel 2020 CFI ha deliberato 56 interventi con oltre 20 milioni di investimenti. Un piano importante per dare ossigeno a quelle realtà che durante la pandemia hanno cercato una nuova occasione per andare avanti. Inoltre, CFI ha siglato
un accordo di promozione dei Wbo con le organizzazioni cooperative e sindacali e da quest’anno parteciperà ai tavoli di crisi del Ministero dello Sviluppo Economico.

“Lo sappiamo. Avremo davanti un tempo difficile. Quando finiranno i provvedimenti emergenziali, molte imprese non ce la faranno a ripartire. Perderemo saperi, competenze e occupazione”, afferma Mauro Frangi presidente di CFI secondo il quale “la vecchia idea di Giovanni Marcora tornerà ancora più attuale”. Ovvero si scommetterà sulla capacità del lavoro di “riprendersi” il lavoro. Di rigenerare imprese. “E i lavoratori che decideranno di farlo – conclude Frangi – potranno contare sul sostegno dello Stato attraverso CFI, che sarà al loro fianco non solo con risorse
finanziarie per rafforzare la capitalizzazione delle loro imprese, ma anche assicurando tutto l’accompagnamento necessario a chi, difronte alla crisi, sceglie di scommettere su un nuovo progetto imprenditoriale.”

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