Si resti arrinesci: il grido di protesta per una nuova speranza

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Da un mese a questa parte un nutrito movimento di siciliani si è messo in marcia per manifestare contro il continuo e sempre più abissale spopolamento della Sicilia. Dinanzi a una vera e propria crisi demografica, si alza la voce di Si resti arrinesci.

Secondo le statistiche riportate costantemente dai giornali e dai telenotiziari, la Sicilia è ogni anno vittima di una forte emorragia di competenze e di giovani. Questi ultimi soprattutto inseguono il sogno del successo all’estero, trovando molto spesso opportunità che nella loro terra sono loro precluse.

Dinanzi a una vera e propria crisi demografica, conseguenza diretta di depressione economica e disorientamento generazionale, si alza la voce di Si resti arrinesci, un movimento che sta prendendo sempre più piede in tutta la Sicilia, e che ha già visto l’organizzazione di manifestazioni a Catania, Messina, Palermo e Trapani e nelle rispettive province.

Secondo la descrizione che dà di sé il movimento, le origini del proprio impegno trovano il loro terreno fertile nella colpevole assenza della politica regionale e nazionale in riferimento alla creazione di opportunità e all’investimento sui giovani, che vengono formati in Italia, e specialmente nel Mezzogiorno, per poi contribuire alla crescita economica di altri Paesi.

La soluzione proposta è quasi lapalissiana: «Abbiamo ormai chiaro che per invertire la rotta, per fermare questa emorragia bisogna ripartire da noi, costruire le condizioni per poter restare e non essere costretti a lasciare la nostra terra. Solo noi giovani possiamo fermare l’emigrazione forzata. Per farlo, però, non basterà soltanto mettere un X su una scheda elettorale ogni cinque anni. Per farlo dobbiamo ripartire da noi, dalla Sicilia. Lasciamoci alle spalle il vecchio detto per lanciare un nuovo grido. “Si resti, arrinesci” (se resti, riesci). Restiamo per lottare. Lottiamo ogni giorno per restare.»

Nella sua presentazione, il movimento Si resti arrinesci ha chiaramente sottolineato la vacuità delle promesse e degli slogan politici lanciati in occasione di ogni tornata elettorale. Le promesse sono sempre state molte e la demagogia si è focalizzata sul sostegno ai giovani e sulla ripartenza dalle fasce d’età più basse. Tutti i programmi annunciati a gran voce si sono rivelati vani e lettera morta nei programmi elettorali, senza riscuotere i successi sperati e il tanto sbandierato cambiamento.

D’altro canto, sono stati numerosissimi i movimenti che hanno sollevato la propria voce contro la pietosa gestione politica del nostro Paese (come la Protesta dei Forconi del 2013 o gli allevatori sardi nel 2019), ma tutti hanno visto smorzare la propria voce e il venire meno dell’entusiastico slancio iniziale, che hanno animato le proteste come un fuoco di paglia, per poi estinguersi e ridursi ad un nulla di fatto.

L’unica vera speranza che la Sicilia, e per estensione tutto il Sud Italia, ha di risollevare le proprie sorti, risiede nella perseveranza e nell’organizzazione di movimenti di protesta generazionale come Si resti arrinesci. Il movimento non dovrà perdere di vista l’obiettivo di far rinascere la propria terra dalla desolazione in cui versa. Dovrà inoltre provvedere a strutturare un programma sistematico che possa incanalare in modo ordinato, razionale e funzionale le energie positive del movimento perché, se non ci fosse una progettualità concreta, rischierebbe di farle inevitabilmente disgregare con il tempo e riducendo tutto a manifestazione di dissenso fine a sé stessa.

Dopo la manifestazione del 25 ottobre a Palermo, il 31 ottobre si terrà un incontro a Bagheria, con la partecipazione delle associazioni giovanili del comprensorio e con l’opportunità di ammirare una mostra di pittura delle artiste Silvana Lanza e Maria Rita Bordonaro, che hanno ritratto paesaggi e scorci delle zone limitrofe.

Antonino Mangano

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