“Una malattia sconosciuta proviene dagli Stati Uniti, si chiama AIDS”. Si apre con queste parole di un giovane Luciano Onder “Nome di battaglia LILA” , il documentario di Simone Pera che racconta la storia della Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS.

A fondare la LILA nel 1987 furono uomini e donne con storie e percorsi differenti: persone impegnate socialmente, con e senza HIV, medici, esponenti delle comunità LGBT+, del cattolicesimo solidale, del sindacato, delle comunità terapeutiche, dei movimenti per i diritti delle prostitute, singoli cittadini e cittadine.
Il docufilm, di quarantatré minuti, raccoglie documenti, interviste, testimonianze di quegli anni dolorosi, e per certi versi esaltanti, che hanno segnato la nascita dell’attivismo delle persone con HIV e cambiato i rapporti di forza tra istituzioni e movimenti per i diritti umani.
Trent’anni di lotte per la dignità delle persone, per la prevenzione, per il diritto alla salute. “Nome di battaglia LILA” getta, tuttavia, lo sguardo anche al futuro. Per sconfiggere l’HIV/AIDS e per assicurare diritti e salute, c’è ancora molto da fare mentre l’epidemia da COVID rischia di rimettere in discussione gli elevati livelli di cura raggiunti e di far arretrare i programmi di prevenzione: ”La pandemia e la crisi del sistema sanitario stanno impedendo alle persone con HIV di accedere a visite, controlli e talvolta alle terapie, così come si stanno bloccando i servizi di testing e prevenzione –denuncia il Presidente Nazionale della LILA, Massimo Oldrini- i danni prodotti da questa situazione avranno ripercussioni drammatiche sulla vita delle persone e, in prospettiva, sulla sconfitta dell’AIDS prevista dagli Obiettivi ONU di Sviluppo Sostenibile per il 2030”.
Vedere questo documentario significa ripercorrere tutta la storia del virus, sia dal punto di vista sanitario, sia da quello mediatico e politico. Vedere questo documentario è forse uno dei modi migliori per celebrare la giornata di questo 1 dicembre 2020.



