Quando il politically correct diventa una “bad religion”: Nick Cave rompe il silenzio contro il Cancel Culture

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La rockstar Nick Cave interviene, tramite il suo sito Red Hand Files, in merito al tema del Cancel Culture sollevato da 150 intellettuali firmatari di una lettera

Tra movimenti spontanei che nascono e si estinguono sull’onda di sentimenti molto istintivi, che covano sotto le ceneri di problematiche che si protraggono da troppo tempo, e che prendono vita da rivendicazioni corrette, per poi sfociare in comportamenti che sono identici a quelli criticati, il cantante australiano Nick Cave prende la parola dal suo sito web Red Hand Files: il politically correct e la cancellazione della cultura, delle idee differenti, della censura coatta, ha un “asphyxiating effect on the creative soul of a society” (effetto asfissiante sull’anima creativa di una società).

Cancellare la cultura, secondo la rockstar, “it embodies all the worst aspects that religion has to offer” (incarna tutti gli aspetti peggiori che la religione ha da offrire), paragonando quindi i dogmi religiosi a quelli che vengono creati da movimenti che, in un’ottica revanscista, tendono a riscrivere o, peggio, distruggere la storia, senza però guardare con occhio critico e veramente propositivo al futuro.

Rispondendo a un fan, Nick Cave scrive infatti che “Its once honourable attempt to reimagine our society in a more equitable way now embodies all the worst aspects that religion has to offer (and none of the beauty) – moral certainty and self-righteousness shorn even of the capacity for redemption. It has become quite literally, bad religion run amuck.” [Il suo una volta onorevole tentativo di re-immaginare la nostra società in un modo più equo, adesso incarna tutti i peggiori aspetti che la religione ha da offrire (e nessuna bellezza) – la convinzione morale e l’ipocrisia privata della capacità di redenzione. È diventato letteralmente lo scatenamento di una religione cattiva”]

Nick Cave rincara la dose aggiungendo che “A force that finds its meaning in the cancellation of these difficult ideas hampers the creative spirit of a society and strikes at the complex and diverse nature of its culture. But this is where we are. We are a culture in transition, and it may be that we are heading toward a more equal society – I don’t know – but what essential values will we forfeit in the process?” [Una forza che trova il suo senso nella cancellazione di queste idee difficili ostacola lo spirito creativo di una società e colpisce la natura complessa e diversa della sua cultura. Ma questo è il punto in cui ci troviamo. Siamo una cultura in transizione, ed è possibile che stiamo procedendo verso una società più equa – non so – ma a quali valori essenziali rinunceremo in questo processo?].

Il cantante australiano Nick Cave

Il tema del Cancel Culture è stato sollevato con una lettera di 150 intellettuali (tra cui J.K. Rowling, Noam Chomsky, Margaret Atwood e Salman Rushdie) e pubblicata su Harper’s, una rivista americana. La libertà di parola, secondo quanto scritto nella lettera, non è una dottrina di destra, nonostante sia stata spesso invocata da Donald Trump. E questa libertà non è di destra, ma universale, dal momento che è un diritto di cui possono avvalersi anche i movimenti, le schiere di manifestanti, che potrebbero adoperarlo per rimarcare con forza le loro rivendicazioni, invece di lasciarsi animare dalla frenesia anti-qualsiasi cosa non risponda ai loro precetti che conduce alla distruzione di monumenti, alla rivisitazione di contenuti multimediali e di intrattenimento, boicottaggio di politiche, creazioni artistiche e tanto altro, nell’ottica di un mondo che tuteli maggiormente le minoranze (tra cui vi sono individui che si trasformano in vandali anche culturali).

La voce univoca dei 150 firmatari sottolinea come le rivendicazioni delle minoranze siano corrette, ma non bisogna eccedere nell’imposizione di dogmi, nella stigmatizzazione e ostracismo delle voci che esprimono sfumature di pensiero anche discordanti da quelle dei movimenti sociali, e che il soffocamento delle opinioni – proveniente anche dai vari ambienti di attivisti – è una seria minaccia per la democrazia e la libertà di espressione.

I 150 firmatari ribadiscono infatti che “The way to defeat bad ideas is by exposure, argument, and persuasion, not by trying to silence or wish them away. We refuse any false choice between justice and freedom, which cannot exist without each other.”  [Il modo per sconfiggere idee cattive è attraverso l’esposizione, il dibattito, e la persuasione, e non cercando di imporre il silenzio o aspettare che passino. Rifiutiamo qualsiasi falsa scelta tra giustizia e libertà, che non possono esistere l’una senza l’altra.]

La lettera dei 150 intellettuali e le parole di Nick Cave, rappresentano in modo cristallino una visione mediana e critica sia nei confronti degli eccessi del potere politico, che spesso avanza senza considerare il rispetto per le minoranze, e l’eccesso del politically correct, che altrettanto spesso genera mostri pericolosi, tramutandosi in una dittatura della vendetta e che, cieca nei suoi propositi, percorre una via verso un altro tipo di estremismo e di calpestamento di diritti, libertà e giustizia.

Antonino Mangano

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