“Sting – Nella mente di una rockstar”, a “Ghiaccio bollente” il viaggio nel “cervello musicale” del grande artista inglese

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Cosa accade nel cervello di Sting mentre compone? La musica può aumentare il quoziente intellettivo? La musica è emozione o esercizio razionale? L’ex frontaman dei Police si è messo a disposizione di un neuroscienziato

Per aiutare il progetto di ricerca del professor Daniel Levitin della McGill University di Montreal, l’ex frontman dei Police si è messo a disposizione del neuroscienziato, prestandosi al ruolo di “cavia” per cercare di dare una risposta ai molti misteri ancora irrisolti sui meccanismi che governano il nostro cervello.

Partendo da una serie di sessioni di risonanza magnetica, il documentario “Sting – Nella mente di una rockstar”, in onda martedì 11 agosto alle 23.00 su Rai5 (canale 23), viaggia nel “cervello musicale” del grande artista inglese.

Una grossa fetta dell’arte e dell’abilità di un musicista – dice il professor Levitin – consiste nel saper collegare un’intera vita fatta di esperienze d’ascolto. Anche io sono un musicista e davanti a professionisti come Sting penso sempre sia impossibile per me fare quello che lui ha fatto con la musica. Questo tipo di esperimenti può aiutare a comprendere come il cervello di un musicista professionista ‘pensa’ la propria arte, come un atleta i propri movimenti, o come un pittore intende il colore e le forme”.

Dopo aver dedicato anni allo studio delle reazioni del cervello umano rispetto alla musica, Levitin può finalmente esplorare gli aspetti più profondi di questo connubio. Gli esperimenti mostreranno la precocità del legame tra cervello e musica, di cui serbiamo addirittura una memoria pre-natale. Allo stesso modo, il legame tra musica ed emozioni può mantenersi inalterato anche nelle condizioni più estreme, come ad esempio nei malati di Alzheimer.

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