Bello, emozionante, interessante, intrigante, divertente, suggestivo. Tutto questo è il romanzo Io sono perfetto di Paolo Ruffini, edito in Italia da La nave di Teseo e arrivato nelle librerie ad inizio anno 2026.
Vorreste mai avere come Presidente del Consiglio dei Ministri, e quindi a capo del governo italiano, una persona affetta da Sindrome di Down? Si tratterebbe di un personaggio politico come qualsiasi altro oppure singolare, capace di affrontare i problemi reali oppure no, risulterebbe popolare o meno? Sono tutti argomenti trattati da questo testo il quale affronta a viso aperto il tema della disabilità, cercandola di calarla non solo nella realtà quotidiana, ma soprattutto in un ambiente ad essa un po’ insolito: quello della politica.
Da una parte, quindi, abbiamo Paolo Conforti, il tipico politico italiano, capace di proferire parole in pubblico senza credere neppure più di tanto che tutto ciò che dice sia realizzabile, in auge e popolare fintantoché non viene colpito da un’inchiesta giudiziaria relativa ad un appalto (con capi di accusa che sono corruzione, concussione, turbativa d’asta e riciclaggio) e pertanto impossibilitato a candidarsi; Domenico Anzalone, del partito opposto a quello di Conforti, il quale cerca di sfoggiare altrettanta abilità oratoria per illustrare soluzioni utili a risolvere i problemi reali, snocciolando cifre, percentuali, parlando di debito pubblico, lavoro e così via. Dall’altra parte, invece, il fratello di Paolo, Simone Conforti, il personaggio affetto da Sindrome di Down, il quale – al contrario sia di Paolo sia di Anzalone – incontra difficoltà nel discutere dei problemi veri della collettività, magari risulta anche meno presentabile, però è abilissimo a solleticare i desideri e le emozioni del popolo, con la sua gentilezza, con la sua sensibilità, simpatia, ricerca del bello e del desiderio di essere felici.
Quello tra Paolo e Simone è un rapporto d’amore fraterno: entrambi sono rimasti senza genitori in età adolescenziale; il padre morto in un incidente, la madre rimasta priva della capacità di riconoscere i propri figli. Paolo è quindi costretto a diventare grande troppo presto in modo da assistere il fratello, mentre Simone diventa un bidello simpatico ma con le passioni, i desideri e le pulsioni tipiche di un bambino: prende l’autobus, va a scuola dove lavora stando a contatto coi ragazzi, torna a casa e guarda Maria De Filippi, vuole essere felice con ciò che di bello e semplice ti regala la vita.
Quando Paolo si trova sotto inchiesta, i capi del partito gli dicono che deve ritirare la sua candidatura, ma a quel punto propone quella del fratello, un Conforti certo, capace magari di tenere vivo il ricordo del suo cognome ma la cui figura non si sa quanto possa essere apprezzata dall’elettorato.
Non appena viene resa pubblica la candidatura del fratello Simone alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri per conto del partito di Conforti, essa suscita negli avversari commenti poco piacevoli volti a ridicolizzare la capacità, da parte di un soggetto disabile, nell’affrontare i problemi reali degli italiani. Eppure, proprio tali commenti, espressi in malo modo e in pubblico ovviamente, provocano in chi li ascolta l’effetto esattamente opposto, cioè quello di rafforzare la candidatura di Simone.
Si apre, quindi, una campagna elettorale sui generis. Paolo cerca in tutti i modi di far dichiarare al fratello Simone che si debba realizzare un “grande porto della Basilicata” in modo da attirarsi il consenso del manager calabrese Boveglio Gennasi, il quale aveva elargito a Paolo e al suo capo-partito Ortotteri una tangente in cambio della promessa di realizzare questo grande progetto dopo la vittoria alle elezioni.
Simone fa, però, una campagna elettorale tutta sua, non senza qualche gaffe, parlando di cose semplici ma belle, promettendo gelati, elargendo carezze ed abbracci, diffondendo semplicemente il desiderio di volersi bene ed essere tutti felici. Chi lo ascolta non lo respinge ritenendolo un incapace, semplicemente si commuove e resta estasiato: la politica non è forse anche, se non soprattutto, la ricerca della felicità collettiva?
Simone viene salutato nei suoi incontri pubblici da persone letteralmente in lacrime, al punto che i sondaggi lo danno per vincente e i suoi avversari sono costretti a mettersi sulla difensiva. Nei talk-show le sue gaffe suscitano in prima battuta i commenti malevoli dell’avversario Anzalone, il quale, dal canto suo, propone una retorica spenta, piena di numeri e percentuali in riferimento a problemi come il debito pubblico, PIL, occupazione e così via. Il che denota serietà per pochi, ma suscita distacco in molti. Ed è così che, con la sua semplicità o banalità, Simone Conforti lo supera.
Arriva l’incontro col Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ricorda a Simone la necessità di assumersi delle responsabilità come capo del governo, di rispettare i vincoli europei di bilancio, ma ammette anche il desiderio di una politica capace di guardare ai cittadini con amore, con bontà, la quale deve farsi azione concreta per un’Italia forte ed abile a farsi rispettare nel mondo.
Come se il destino a un certo punto provasse davvero a mettersi contro, proprio sul finale di campagna elettorale arrivano per Simone ben tre shock emotivi: il suo amore per Rossella che lo vede in contrasto con quello del fratello, sorpreso a fare sesso con lei; una bugia detta al fratello anni prima, in occasione dell’incidente dei genitori, poiché Paolo era rimasto ignaro del fatto che la madre continuasse a vivere in una struttura, seppur nell’incapacità di riconoscere alcuno; e poi, come se non bastasse, l’irruzione dei carabinieri il venerdì precedente le elezioni, durante la quale separano a forza i due fratelli e dichiarano in arresto Paolo Conforti con l’accusa di aver manipolato il fratello a scopi politici.
Tutto sembra definitivamente perduto. La vittoria delle elezioni sembra clamorosamente adesso a portata di mano degli avversari, sennonché il venerdì sera precedente il silenzio elettorale Simone era stato invitato a Porta a Porta da Bruno Vespa su Rai1. Una telefonata di Maria De Filippi lo induce a presentarsi, a battere ancora una volta nel dibattito l’avversario Anzalone e, quindi, a vincere sorprendentemente le elezioni successive.
Il racconto procede in maniera regolarmente scorrevole: parole ed azioni vengono raccontate in maniera semplice e chiara, intervallate da momenti in cui i protagonisti della storia riflettono con sé stessi.
Non sono rare riflessioni sul senso delle cose e citazioni di filosofi e scrittori: come quella del Sisifo di Albert Camus, eretto a paradigma dell’italiano medio (“Coloro che antepongono i propri princìpi alla loro felicità, rifiutano di essere felici al di fuori delle condizioni che gli sembrano imprescindibili per esserlo; se si sorprendono a essere felici, si scoprono impotenti, infelici perché sono stati privati della loro infelicità”); la bambina Elsi di Franz Kafka, triste per aver perso una bambola ma che poi diventa consapevole che l’amore muta in qualcosa di diverso; il celebre confronto tra diamanti e letame di Fabrizio D’André; citazioni di Dante e Sant’Agostino; la teoria di Dunning-Kruger sull’analfabetismo funzionale del 32% degli italiani; la spiegazione delle “euristiche” (scorciatoie mentali) e dei “bias” cognitivi.
Ma è ad un personaggio particolare, Igor, che Paolo Conforti affida il ruolo di “anima-guida” nei suoi pensieri: un amico che si manifesta ogniqualvolta abbia bisogno di un consiglio su come comportarsi oppure di un confronto su come interpretare la realtà.
Io sono perfetto è, quindi, un romanzo dedicato a chi sente la necessità di riflettere sul diverso, o sulla disabilità in senso stretto, e su come le persone diversamente abili non siano poi, in fondo, capaci di provare le stesse emozioni, bisogni, desideri di tutti gli altri; in quanto tali, ciascuno di loro può diventare politico, in quanto non ricerca nient’altro che lo stare bene ed essere felici.




