8 dicembre 1980, “hanno ammazzato John, John è vivo”

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Sono trascorsi 40 anni dall’omicidio di Lennon, il celebre musicista britannico venne colpito da 4 proiettili sparatigli alle spalle da Mark David Chapman, un fan squilibrato, nell’ingresso della sua residenza a New York City. Il mito del “fuoriclasse” della musica vive nella cultura popolare e la sua “rivoluzione” è quanto mai attuale

Servizio del Tg1 dell’epoca, a cura del giornalista Paolo Frajese

Sono trascorsi esattamente 40 anni. 8 dicembre 1980, “hanno ammazzato John, John è vivo”. Non potevo non partire parafrasando il successo di Francesco De Gregori per ricordare quanto accaduto in “una serata burrascosa insolitamente mite per quel periodo dell’anno. John e Yoko tornavano a casa – si legge in John Lennon. La biografia definitiva della giornalista inglese Leesley-Ann Jones – su una macchina con autista, dopo una session tardo pomeridiana negli studi di registrazione Record Plant. Arrivarono al condominio Dakota verso le 22.50 e si trovarono di fronte un texano in trasferta che li aspettava stringendo in pugno una pistola Charter Arms calibro 38 e una copia de Il giovane Holden di J.D. Salinger. Il venticinquenne Mark Chapman sparò con calma cinque colpi, quattro dei quali raggiunsero John. Al Roosvelt Hospital, tra la 59ª Strada e Central Park, dove i poliziotti portarono Lennon, un allora ventinovenne chirurgo con tre anni di esperienza, il dottor David Halleran, ne prese tra le mani il cuore, praticandogli il massaggio cardiaco e invocando tra sé un miracolo”.

Il miracolo non avvenne e quella fu la prima morte violenta nella storia del rock. “Da quel momento, le rockstar capiscono che non hanno nessuna armatura che possa proteggere dalla follia. David Bowie racconterà di essere salito sul palco di Broadway per una replica di The Elephant Man, il giorno dopo l’uccisione di Lennon, terrorizzato. Continuava a guardare le due poltrone vuote in prima fila, quelle che dovevano essere occupate da John e Yoko, e la terza poltrona vuota accanto a loro, quella per cui aveva comprato il biglietto Marc Chapman”, riporta Massimo Cotto in pezzo del Messaggero oggi in edicola.

“Con Lennon morirono tante cose. Morì una delle scintille più luminose del Novecento, che aveva spostato con i Beatles l’epicentro della creatività globale verso un territorio nuovo, “rock revolution”, che aveva sconvolto la musica con un balzo creativo dall’impatto sociale e culturale che ancora oggi stentiamo a comprendere fino in fondo. Moriva il “movimento” degli anni ’60, la liberazione che aveva cambiato i rapporti tra le generazioni e i poteri. Moriva il Working Class Hero, forse, ma non la sua utopia di pace”, scrive ancora Chiara Di Clemente sul Resto del Carlino.

Il mito del “fuoriclasse” della musica vive nella cultura popolare e la sua “rivoluzione” è quanto mai attuale. In una delle ultime interviste (pubblicata nel libro “Everybody’s Talking” Aliberti, 2016) Yoko Ono ricorda come John usasse “le canzoni per cambiare il mondo, usava la musica come messaggio. Era interessato al cuore delle cose, al movimento del genere umano. Molti musicisti sono interessati solo ai tre minuti di una canzone. […] John sognava che le sue canzoni potessero crescere e fare la differenza. Prima che uscissero di casa per cercare la loro strada, John immaginava la loro via. Fantasticava, non per un problema di ego o di gloria personale – John era ricco, famoso, aveva il mondo ai suoi piedi – ma perché era convinto che una canzone potesse cambiare il mondo. Su Imagine puntava molto. Sapeva di avere per le mani un inno che sarebbe stato cantato in coro dalla gente come lui, come noi: idealisti, meravigliosi pazzi, astronauti della canzone”.

Ed ancora su Happy Xmas (War Is Over) ricorda: “La scrivemmo dopo colazione, in un albergo di New York. Poi, litigammo furiosamente e ce ne dimenticammo. La canzone rimase in un cassetto per un mese, forse di più. Intanto, si avvicinava Natale. John un giorno se ne ricordò: “Ehi, che fine ha fatto Happy Xmas?. E la tirò fuori. Ne era entusiasta: “Diventerà, per la nostra generazione, quello che White Christmas è stato per quelle precedenti”. Fino a quando è stato in vita, la canzone non ha funzionato come lui aveva sperato, con suo grande dolore. Dopo l’8 dicembre 1980, Happy Xmas è diventato un inno popolarissimo. Credo che John sia contento ora”.

TRIBUTI IN TV E STREAMING. Al musicista che ha cambiato il rock, il pop (e non solo) è dedicato il numero speciale di Robinson di Repubblica oggi in edicola: con uno stralcio dell’ultima intervista, i commenti e la playlist delle grandi firme del giornale.

Questa sera Blob, in onda alle 20 su Rai3, renderà omaggio a Lennon con una puntata speciale dal titolo ‘John’. Uno speciale curato da Cristiana Turchetti alla storia e gloria di Lennon, la musica e il resto, con particolare attenzione anche al lato privato, non senza spunti, e al suo attivismo politico e sociale, tra pacifismo e richiami alla coscienza collettiva del tempo.

Sempre questa sera, alle 21, si terrà un concerto in streaming sulla pagina facebook del giornalista Andrea Scanzi, che vedrà la partecipazione di Mario Biondi, Alberto Fortis, Edoardo Bennato, Andy dei Bluvertigo, Francesco Baccini, Joe Bastianich e tantissimi altri artisti. 

Rai 5 (ore 23.30) trasmette il film Nowhere Boy, biopic sull’adolescenza della rockstar firmato dal regista Sam Taylor-Wood: racconta i turbolenti anni giovanili di Lennon, interpretato da Aaron Taylor.

La web radio ORA sarà “on air” a partire dalle 17.30 trasmetterà un concerto dedicato a Lennon, tra Beatles e produzione solista, registrato dal vivo, in remoto del quale sarà protagonista la band dei “Rangzen”. La scaletta spazierà tra le suggestioni intimiste di “In My Life” all’esternazioni rabbiose di “Cold Turkey” fino alle atmosfere jazz di “Bless you” o funk di “Whatever gets you through the night” cercando di offrire uno spaccato il più completo possibile delle variegate espressioni musicali di John Lennon e trovando anche uno spazio per ricordare George Harrison scomparso il 30 novembre del 2002. Oltre ad essere trasmesso sul web all’indirizzo www.officinariminiarte.it, il concerto sarà anche diffuso anche nel centro storico di Rimini, tra la piazza Cavour, piazza tre Martiri, via Garibaldi e la piazza sull’acqua. E’ attiva anche la pagina Facebook.com/Officinariminiarte

Tanti anche gli omaggi nelle città italiane: da Modena, dove i brani di John Lennon risuoneranno per le vie del centro storico di Castelnuovo Rangone e il 19 dicembre si terrà un incontro alle 15 nel parco che porta il nome del cantautore per inaugurare una sagoma del musicista. 

Edgar Allan

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