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Giuseppe Natoli photo by Wikimedia Commons

“[…] la resurrezione della nazionalità italiana non è una di quelle opere grandiose ma fugaci dell’ingegno dell’uomo, che durano quanto la vita o la fortuna di che creolle, bensì è la conseguenza avventurosa di antico sentimento del popolo italiano. E per felice condizione di cose, effetto di cresciuta civiltà di tempi, il desiderio della nazionalità è universalmente sentito, e costituisce uno dei più grandi bisogni del secolo in cui viviamo. Esso affratella i popolo asserviti dalla conquista, e forse è destinato a farla scomparire dal mondo. E come esso fa trovare nella grandezza della nazione quella del comune, così un giorno, nel suo svolgimento civilizzatore, convincerà gli uomini che la vera grandezza della nazioni si trova nella pace dell’umanità.” (Giuseppe Natoli, da un discorso in ricordo di Giuseppe La Farina, gennaio 1864, Messina)



Sostenne attivamente la campagna di Garibaldi in Sicilia, entrando anche a far parte del suo governo  il 27 giugno 1860 (dopo le dimissioni di Francesco Crispi) come segretario di stato per gli Affari Esteri e per il Commercio in sostituzione del barone Casimiro Pisani, fino al 10 luglio.

Fu governatore di Messina dal dicembre 1860 e il 18 febbraio 1861 fu eletto deputato nel nuovo Parlamento “italiano” che il 17 marzo proclamò la nascita del Regno d’Italia. Sia pure per pochi mesi fu chiamato a reggere il Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio nell’ultimo governo Cavour e il 31 agosto lasciò la Camera perché nominato senatore del Regno da Vittorio Emanuele II.

Dopo la morte di Cavour (6 giugno 1861) assunse l’incarico di prefetto, a Brescia  e a Siena. Nel settembre 1864 fu Ministro della Pubblica Istruzione nel primo Governo La Marmora (1864-1865) e per alcuni mesi ebbe anche l’interim dell’interno.

Morì di colera a Messina il 25 settembre 1867.

Il figlio Giacomo fu per tre volte sindaco di Messina.



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