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Che cos’è la raffinatezza? Una domanda che sembra retorica, ma che sorge spontanea dopo la visione del lavoro del regista Michael Engler e dello sceneggiatore e ideatore Julian Fellowes: Downton Abbey.

Il periodo di ambientazione è il 1927, anno successivo a quello della sesta e ultima stagione della fortunata omonima serie televisiva, il 1926.

La famiglia immaginaria dei Crawley dei Conti di Grantham, sembra finalmente aver trovato maggiori sicurezze nel contesto della storia britannica, che cambia rapidamente negli anni immediatamente successivi alla Prima Guerra Mondiale. La nuova fatica sarà quella di ospitare i Reali d’Inghilterra, re Giorgio V e la regina Mary, con le preoccupazioni che i frenetici preparativi possono generare e con le problematiche che investono i domestici di Downton Abbey, che si trovano a dover fare i conti con le pretese eccessive dei domestici reali.

Con tempistiche cinematografiche perfette, Michael Engler e Julian Fellowes riescono a creare il solito intreccio equilibrato tra la narrazione degli eventi vista dai nobili o dai domestici, dando sempre un tocco di verosimiglianza alla vicenda grazie ai numerosi particolari storici che permeano la trama, con continui riferimenti alle dinamiche politiche e sociali che hanno animato l’epoca, in bilico tra i canoni ottocenteschi e il nuovo corso impresso dal XX secolo.

L’attrice Maggie Smith e Julian Fellowes

Un commento a parte lo merita la sceneggiatura, fiore all’occhiello e – potremmo azzardare – fulcro del film. Nel copione spiccano in modo evidente l’arguzia e la raffinatezza – da cui la domanda di apertura dell’articolo – di Fellowes. Le battute tra i personaggi sono pervase da sagacia, spesso condite con una gradevolissima ironia mordace, con picchi di aforistica saggezza e poetica nostalgia.

Nella sceneggiatura si condensa tutto lo spirito del tempo e una caratterizzazione netta dei personaggi. Dai dialoghi traspaiono senza dubbio l’eleganza dell’eloquio, ma si avvertono anche le sensazioni che si insinuano nell’animo dei protagonisti, come la paura per il futuro e l’assunzione di responsabilità per affrontare coraggiosamente il futuro.

Per i puristi del genere potrebbe essere uno shock il passaggio dall’audio originale inglese alle voci italiane, ma anche sul fronte del doppiaggio il film si rivela godibile.

Se i personaggi vivono e fanno vivere agli spettatori un periodo di transizione storica, alcune certezze rimangono immutate, come la colonna sonora. I motivi musicali portanti accompagnano lo svolgersi del film, creando il senso di continuità tra la serie e il prodotto cinematografico sulle note delicate che hanno fatto sognare e appassionare milioni di spettatori.

Il cast di Downton Abbey

Nel settembre 2019, il produttore Gareth Neame ha ipotizzato che, qualora il film riscuotesse un certo successo, si potrebbe pensare anche ad un sequel.

Non è dunque chiaro se le avventure della famiglia Crawley continuino o se dovremmo salutarla così, nel 1927. Tuttavia, la serie Downton Abbey, qualora vedesse in questo film il suo finale definitivo, lascerà addosso agli spettatori tutte le sensazioni di un epilogo nostalgico di un’epopea del XX secolo. Rimarrebbe la consapevolezza che uno sviluppo storico ci sarebbe comunque, con lo scorrere e il susseguirsi di personaggi, animati dalla dedizione di voler far resistere tracce e testimonianze del proprio passato, concedendo al cambiamento lo spazio per fare capolino, di non arrestarsi, ma senza creare troppo scompiglio. Un augurio e una speranza da veri conservatori britannici.

Per il momento, Downton Abbey regala un esempio di eleganza e nobiltà, facendo vivere le atmosfere dell’Inghilterra degli inizi del Novecento, trasportando lo spettatore in un sogno aristocratico da grande schermo che ha riscosso il plauso della critica e che si è dimostrato un degno erede dell’omonima serie televisiva britannica.

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