Giorgio Nisini racconta Il Tempo “Umano”

Read Time6 Minute, 59 Second

Parlare di tempo in un periodo in cui assume un concetto tutto nuovo, non è affatto semplice. Schopenhauer disse che “La gente comune pensa soltanto a passare il tempo, chi ha un po’ d’ingegno a utilizzarlo”. Provo a capire come funziona il tempo, e cosa ci sia dentro, con Giorgio Nisini, scrittore di saggi  e celebri romanzi (La demolizione del Mammut, La città di Adamo, La lottatrice di sumo, l’antologia Un bacio in bocca), che in questo Marzo atipico presenta la sua ultima fatica letteraria, Il Tempo Umano (Ed. Harper Collins, 19 Euro, p. 432).

Partiamo dal titolo, il Tempo Umano. In questi giorni di isolamento forzato, il tempo è diventato il protagonista. Cosa è il tempo umano oggi?

È tante cose insieme. Al di fuori dell’uomo non siamo più certi che il tempo esista davvero. Già con la teoria della relatività è decaduta la nozione di un tempo universale e comune, e nelle equazioni fondamentali della gravità quantistica questa variabile sparisce del tutto. È un concetto liquido, che ci sfugge di continuo, si dilata e si restringe a seconda dello stato d’animo. Eppure nella nostra esperienza umana il tempo è forse l’elemento che più radicalmente ci condiziona. Oggi il tempo continua ad essere quello che è sempre stato: un’esperienza condizionante. Sta a noi ridargli la giusta importanza.

Al centro del romanzo c’è una storia d’amore, la potenza con cui si scatena, eppure tempi del romanzo e tempo del ricordo si inseguono per tutto il romanzo. Ma il secondo deforma a tratti il primo: che ruolo gioca davvero in queste pagine?

Il protagonista di questo libro, Tommaso, vive una doppia esperienza: l’amore e il ricordo d’amore. Mi viene da pensare a un bellissimo film di Dino Risi, Fantasma d’amore, tratto da un romanzo di Mino Milani. Il protagonista, interpretato da Marcello Mastroianni, è talmente ossessionato dal ricordo d’amore che la sua realtà si deforma. Anche per Tommaso è così: il ricordo della donna amata deforma la sua percezione delle cose, lo porta a vivere in un condizione di continua e latente alterazione.

Alfredo, Beatrice, Tommaso, Maria: quattro personaggi di cui lei tira le fila mostrando debolezze e caratteri: quanto pesano le relazioni e i segni che lasciano?

Gli esseri umani si definiscono sempre in una rete di relazioni, a partire da quelle con i propri genitori, per fare della psicoanalisi spicciola. C’è un famoso videogame degli anni Ottanta che si chiama Qix, dove lo scopo è disegnare delle aree virtuali senza toccare un fascio di linee colorate che si muove senza senso nello spazio. Immagino la vita dei miei personaggi come quattro linee che si agitano in un universo astratto: disegnano i loro bei riquadri esistenziali, ma quando entrano in rotta di collisione la loro natura e le loro traiettorie cambiano per sempre.

“Maria è completamente fuori di testa. Riceve di continuo squilli al telefono, bisbiglia, esce di casa in orari strani. Boh, non so, Alfredo, non vorrei che si fosse innamorata di un uomo sposato”. A volte si tende a considerare l’amore extraconiugale come qualcosa che appartiene ad un tempo altro, una dimensione diversa in cui vivere una versione di ciò che si vorrebbe essere e non si è stato o potuto essere. Che valenza ha per i personaggi?

In questo romanzo si mette in scena un grande amore clandestino, la cui sopravvivenza è complicata dal fatto che avviene all’interno di una rete familiare. Mi viene da pensare a un romanzo come Il danno di Josephine Hart, dove si racconta la passione insana di un uomo per la donna del proprio figlio. È una passione talmente incontrollabile che pone i personaggi ai limiti di se stessi e della propria morale, impedendo loro di trovare una via d’uscita meno dolorosa. L’amore clandestino tra Maria e Tommaso, i personaggi del mio libro, non è soltanto l’alternativa a una vita che non li soddisfa, è un blackout interiore.

Quello che colpisce del romanzo è la dinamica attenta e puntuale di quando ci si innamora, dall’inizio fino al caos di emozioni: l’amore sembra avere dei codici, eppure fa dire a Tommaso che l’amore “È un sentimento tumorale, che non ha nulla a che vedere con l’equilibrio emotivo di una normale vita di coppia: l’amore esaspera”. Ma alla fine, cosa ha capito dell’amore?

Nulla. L’amore non si può capire, è il coltello con cui frugare dentro se stessi, come scriveva Kafka: ci aiuta semmai a mettere a fuoco qualcosa di oscuro che è dentro di noi. Non è qualcosa da decifrare, è uno strumento per decifrare altro. Attraverso Tommaso volevo analizzare in maniera quasi entomologica alcune dinamiche di furor amoroso, un viaggio ariostesco dentro la mente di un uomo che ha perso l’orientamento. Non mi interessava raccontare un amore, ma le sue conseguenze, per dirla alla Sorrentino, proprio come fa Dino Buzzati con il personaggio di Antonio Dorigo o Alfredo Oriani in Vortice.

“La prima persona di cui mi sono innamorato è stata una mia compagna delle elementari di nome Francesca”, con queste parole comincia il libro. Molti tendono a voler dimenticare il primo amore, troppo doloroso. Lei ricorda il suo primo amore?

Il mio primo amore è stata una mia compagna delle elementari di nome Francesca. Esattamente come nel libro: è l’unico punto scopertamente autobiografico che ho raccontato.

In un’intervista rilasciata lo scorso anno, ha affermato di essere uno scrittore pigro e lento, che pubblica in media ogni 5 anni. Un tempo lunghissimo per chi aspetta un suo romanzo, magari non per lei che lo scrive. Com’è questo tempo sospeso?

È un tempo composto da tanti sottotempi: ci sono momenti di completa stasi, in cui non riesco a scrivere una sola riga per settimane. Sono i momenti “panna cotta”, come li chiamo nel mio personale idioletto. Poi ci sono i momenti felici in cui tutto scorre con la fluidità e la naturalezza di un corso d’acqua senza ostacoli. E poi ancora i momenti in cui la storia non esiste ancora, cresce dentro di me, ed io la lascio decantare lasciandomi suggestionare da altre letture, immagini, visioni di qualsiasi tipo, reali ed artistiche. Un romanzo è un’architettura complessa.

Prima dell’emergenza sanitaria che ha investito l’Italia e il mondo, andavamo tutti di fretta, in una corsa affannosa di tempo impossibile da avere. Come sarà il tempo dopo?

Non credo che cambierà molto. Ora siamo dentro il dramma, ma l’uomo, per sua natura, tende a dimenticare. Qualche anno fa, indossando i panni dello studioso di letteratura, ho analizzato un corpus abbastanza esteso di memorie e diari della Resistenza. Mi ero concentrato proprio sul “tempo del poi”, e cioè la percezione che avevano i partigiani del futuro prossimo che sarebbe arrivato con l’auspicata Liberazione. A un sentimento di entusiasmo e di speranza, in cui il futuro veniva atteso come un luogo di rinascita (anche e soprattutto politica), si associava un sentimento di disillusione: mai più nulla sarebbe stato come prima. Credo che accadrà qualcosa di simile: qualcuno vivrà il tempo ritrovato con speranza, qualcun altro con angoscia. Nel giro di un po’ tutto tornerà come prima.

In questo tempo a casa, c’è stato un notevole boom di vendite di libri, con vecchi titoli che tornavamo protagonisti di classifiche. Perché secondo lei la lettura è il rifugio perfetto dove trascorrere del tempo “in attesa”?

So di molti amici, generalmente lettori forti, che non riescono a leggere. Per altri invece questi giorni sono diventati un momento in cui recuperare tante letture perdute (non a caso molti hanno preso in mano proprio Proust). La risposta più banale è che la lettura, che richiede tempo e solitudine, è favorita da questo momento di sospensione, tanto più perché ci porta dentro mondi in cui possiamo dimenticare almeno per un po’ le cose più dolorose. Ma l’eccesso di tempo e di solitudine favoriscono anche la non lettura, perché leggere richiede aria, libertà, dialogo, movimento, distrazione. E soprattutto richiede un confronto con i propri librai, che sono chiusi.

Quali sono i libri sul suo comodino? Quali si sentirebbe di consigliare in questo momento?

Sul mio comodino ho sempre tre libri. In questo momento Balzac (Eugénie Grandet), Le Satire di Giovenale e La vita di Vittorio Alfieri. Sto leggendo molti classici, che consiglio sempre.

Cristina Izzo

Press Office, Press Reviewer, Web Content Creator, Collaborator for LaTuaNotizia,

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Next Post

Isolamento e Covid-19: parla Marco Casula, unico italiano alla base CNR in Artico

Lun Apr 6 , 2020
“La mia data di ritorno sarà il Coronavirus a deciderla”. Il tecnico dell’Istituto di scienze polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isp) si trova nella Base Dirigibile Italia del CNR a Ny-Alesund, nell’arcipelago delle Svalbard, in Artico. Doveva rientrare ai primi di marzo “Sono partito dall’Italia il primo gennaio 2020 […]