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È un tema sempre più attuale quello della solidarietà offerta in termini di una coperta calda, di una giacca con cui ripararsi dal freddo reale e da quello umano. Il “muro della solidarietà”, infatti, si sta diffondendo sempre di più. In questi ultimi giorni abbiamo potuto constatare come quest’iniziativa stia conquistando diverse città. Il muro viene visto non più come una barriera che divide ma come un modo per incontrarsi e per dare una mano a chi è meno fortunato. A Bari, l’associazione di volontariato InConTra ha inaugurato proprio un paio di giorni fa questo luogo, con pannelli appositi. Anche a Latina, recentemente, si è potuta leggere la scritta “Il vostro muro di intolleranza sarà la nostra solidarietà”, in una parete dell’ex mercato annonario. Anche qui è possibile trovare indumenti e coperte per ripararsi dal gelo.

E anche a Catania, in Corso Sicilia, all’angolo con Piazza della Repubblica, è stato istituito “The wall of kindness”, il muro della gentilezza, come si legge sulla pagina Facebook dell’organizzazione Laboriusa, prima piattaforma siciliana di Crowdfunding.

Provare a cambiare le logiche, avvicinare le persone come mai prima d’ora, partendo proprio dai piccoli gesti che sappiano riscoprire il valore della comunità e dello stare insieme, linkando e viralizzando buone prassi e innovazione sociale. Solo come la #gentelaboriusa sa fare” è il motto promosso da Laboriusa. Un muro solidale, ma non solo: è un progetto di urban charity works che vuole lanciare un preciso messaggio. Dalla Svezia, dove a gennaio è apparso il famigerato muro con il motto “Prendi un cappotto se hai freddo. Lascia un cappotto se non lo usi più” alla Sicilia, un’unione di intenti che non lascia spazio agli equivoci e che sembra toccare in particolar modo il cuore dei più giovani. 

L’idea, in realtà, non è del tutto nuova e trova basi anche in alcune città iraniane, dove, per l’appunto, le pareti colorate ospitano già da qualche anno ganci a cui appendere indumenti e coperte, luoghi in cui prendere e donare. Di città in città, da ogni parte del mondo, poi, i social network hanno contribuito a diffondere in maniera virale un’idea che accomuna tante associazioni di volontariato e gente comune, nell’ottica del mutuo-aiuto.

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