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La mania tutta italiana di trasportare il tifo da stadio in ogni aspetto della vita sembra contagiare anche le giornate della memoria

Ieri 10 febbraio si è celebrata, infatti, la Giornata del Ricordo dedicata alle vittime delle epurazioni compiute in Istria dal regime titino dell’ex-Jugoslavia, a danno delle minoranze presenti in quel luogo, tra cui quella italiana.

È indubbio considerare che dietro ogni strage ci siano sempre propositi di individuazione di un capro espiatorio a cui addossare le colpe di una nazione, funzionale a politiche di coesione nazionale, di rafforzamento del consenso o di neutralizzazione delle minacce alla stabilità politica. Nonostante le considerazioni e le scelte di realpolitik adottate da tutti i dittatori del mondo, a ogni lettore dovrebbe apparire chiaro che le strategie basate sulla violenza, le epurazioni, i genocidi, dovrebbero essere condannate in ogni loro forma.

Eppure, una verità che si potrebbe definire lapalissiana, sembra sfuggire alle tifoserie da stadio quali sono i nostalgici di fascismo e comunismo, che cercano di puntare il dito contro la fazione loro avversaria (“lo sterminio ebraico è stato voluto dalle destre nazionalsocialiste e fasciste”, “e allora le foibe? Le foibe sono di matrice comunista! E i gulag? Idem”), senza considerare il fatto che, guardandosi in cagnesco l’uno con l’altro, stanno solo guardando il proprio riflesso.

In effetti, sia che ci si definisca comunisti sia che ci si definisca fascisti, l’anima di entrambi gli esponenti di queste ideologie è identica: sono solo nostalgici di regimi che hanno avuto basi differenti, ma che finirono con il coincidere inevitabilmente nelle strategie e nelle modalità di attuazione dei loro precetti ideologici.

Proprio ieri, in occasione della Giornata del Ricordo, hanno fatto scandalo le dichiarazioni del vignettista satirico Vauro, che ha accusato il Presidente Sergio Mattarella di essersi macchiato di un comportamento che ha fatto segnare un punto a favore della “trucida propaganda sovranista e neofascista”. Vauro ha sostenuto che, prima delle stragi titine in Jugoslavia, ci furono i campi di concentramento e i genocidi perpetrati dagli italiani-fascisti a danno degli jugoslavi, durante la Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione dei Balcani.

Cartello imbrattato a Udine

Per quanto le notizie storiche di Vauro – e degli altri sostenitori delle ideologie comuniste – siano corrette al riguardo della successione temporale degli eventi, peccano sempre di parzialità e agiscono precisamente come la “trucida propaganda”, ma a sostegno di regimi post-bellici, come quello di Tito, che, seppur storicamente non allineato con l’URSS comunista, ricalcava molti aspetti delle politiche sovietiche, con un mix di repressione di stampo fascista. Si ricorda infatti che proprio il regime di Tito era stato considerato una “terza via”, che si unirà al gruppo di Paesi non allineati con la Conferenza di Belgrado del 1961 (in piena Guerra Fredda). La Jugoslavia, in quel periodo, riuscì a tenere la presidenza del Movimento dei Paesi Non-Allineati per tre anni, ma avvertendo la pioggia di recriminazioni mosse da molti paesi islamici, che ne chiesero le dimissioni proprio a causa degli stermini voluti dalla ex-Jugoslavia a danno dei musulmani bosniaci.

La strana dimensione nella quale vivono fascisti-comunisti diventa un gioco in cui si mischiano grottescamente concetti altrettanto grotteschi come il negazionismo, il revisionismo e quelle giustificazioni utili solo a mondare la coscienza della propria componente politica di tutte le responsabilità che le si attribuiscono.

Se solo si fosse realmente imparziali si accetterebbero senza polemiche sia la giornata della Shoah sia quella delle vittime italiane in Istria e Dalmazia, vista la presenza di giornate commemorative altrettanto specifiche nel corso di tutto l’anno (Giornata della memoria delle vittime della mafia, vittime della strada, vittime del terrorismo ecc.).

Riconoscere gli abusi e le prevaricazioni attuate da ogni governo dittatoriale che, anche in nome di un bene superiore (mai raggiunto), si siano macchiati di crimini contro la vita umana, permetterebbe alle opinioni dei veri difensori dei diritti fondamentali dell’uomo di acquisire maggiore coerenza, evitando di creare vittime di serie A e di serie B (mutuando il gergo calcistico che tanto piace alle tifoserie politiche), commemorando invece ognuna di queste stragi, rinnovando la consapevolezza della necessità di rivendicare la libertà di ogni individuo dall’oppressione di governi totalitari e mantenendo vivo lo spirito critico, utile a difendersi dalle mistificazioni storiche, dalle ricostruzioni che hanno lo stesso valore di proverbiali “arrampicate sugli specchi” per giustificare la propria compagine e attaccare quella altrui.

La libertà, i diritti fondamentali e la vita umana non hanno colore politico.

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