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Manga Do: l’arte italiana che scopre il Giappone

Un vero successo quello che ha riscosso la proiezione del docufilm “Manga Do – Igort e la Via del Manga” al Cinema Lux di Messina, alla presenza del regista Domenico Distilo e del produttore Marco Lo Curzio.

Il film di un’ora risulta dal lavoro di selezione e montaggio di un mese di riprese in Giappone, durante il quale il regista ha accompagnato Igort e il suo fotografo-guida in un viaggio tra le isole dell’arcipelago giapponese, alla scoperta di luoghi che Igort voleva scoprire, dopo il suo primo viaggio in Giappone, da cui è nata la sua opera Quaderni Giapponesi (Oblomov Edizioni, 2015).

In questo suo film il regista ha ripreso il percorso geografico e di scoperta spirituale del Giappone, mentre Igort iniziava a lavorare ai suoi Quaderni Giapponesi 2 – Il vagabondo dei manga (Edizioni Oblomov, 2017).

Distilo e Igort ci accompagnano in un viaggio in cui all’intento meramente turistico si sostituisce un viaggio di scoperta dell’arte giapponese, dell’anima più intima del Paese del Sol Levante, facendo la conoscenza di disegnatori e artigiani che la vivono profondamente, quasi come un’esperienza in cui sprofondano, distanziandosi dal mondo circostante, per poi ritrovarlo e ritrovarsi nel lavoro ultimato.

Quello che viene mostrato dal regista e che viene narrato passo passo da Igort è un Giappone segreto tra tradizione, misticismo, ma anche capacità di sapersi reinventare e integrarsi con la modernità sempre più presente. La particolarità e il pregio del film sono quelli di non soffermarsi sulla spettacolarità delle bellezze naturali nipponiche o sugli aspetti più idealizzati e stereotipati giapponesi, che vengono esasperati dai fanatici occidentali dei manga e della cultura orientale. Il Giappone e la sua anima vengono scandagliate con animo poetico, con una visione matura, non “contaminata” dalle fantasie spettacolarizzate dai manga o dagli anime di massa, ma dallo studio dei lavori dei grandi maestri del fumetto, che riescono a parlare anche di un Giappone dilaniato, che guarda al passato con orrore (soprattutto riguardo alla Seconda Guerra Mondiale) e al futuro con un certo timore dell’ignoto o del peggioramento delle condizioni sociali giapponesi.

Una costante di tutti i lavori degli artisti, delle architetture che si fondono con il paesaggio naturale, è la sensazione di simbiosi con il mistero che avvolge l’atmosfera giapponese e che Igort riesce a catturare nei suoi sketch, nei suoi disegni, e che Distilo riesce a cogliere nelle sue riprese.

«Quando Rai 3 ci ha chiesto di fare un lavoro su un artista italiano», spiega Distilo, «ho deciso di sviluppare un lavoro su Igort perché è stato un artista che ha parlato alla mia curiosità, alla mia voglia di scoprire e conoscere attraverso il cinema, così come lui cerca di conoscere e scoprire attraverso il disegno»

Una caratteristica saliente del docufilm è l’utilizzo dello slow-motion in molte scene. «Ho utilizzato lo slow-motion per due motivazioni. Una ragione estetica e una ragione tecnica», ha detto il regista, «Quando si viaggia in tre, le dinamiche di spostamento sono molto veloci, molti particolari non vengono colti subito, non vengono assaporati. Però, rivedendo le riprese, ho potuto cogliere alcuni dei momenti del nostro viaggio, li ho dilatati nel tempo, ho voluto far rivivere le emozioni che quei luoghi e quegli incontri ci hanno suscitato».

“Manga Do: Igort e la Via del Manga” è un docufilm che rapisce lo spettatore dal primo all’ultimo minuto. Si viene rapiti dalla capacità narrativa e dialettica di Igort, le immagini di Distilo e del montaggio incuriosiscono, coinvolgono lo spettatore, che viaggia sulle note originali e avvolgenti della colonna sonora.

Il film rappresenta un appuntamento unico per tutti gli appassionati di Igort, ma è anche un’occasione per i neofiti di scoprire uno degli artisti di punta del fumetto italiano, oltre che un regista talentuoso che muove sapientemente le fila di immagini, parole, emozioni, creando vere e proprie fiabe cinematografiche.

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