Medici Senza Frontiere chiede alle autorità libiche e alla comunità internazionale di affrontare al più presto le inumane e pericolose condizioni all’interno dei centri di detenzione libici
Il rapporto contiene i risultati di due cicli di screening nutrizionali, secondo i quali circa un quarto delle persone detenute a Sabaa sono malnutrite o sottopeso, con i bambini significativamente più a rischio di sviluppare una malnutrizione severa o moderata. Queste evidenze supportano numerose testimonianze individuali, secondo cui le persone detenute nel centro ricevono solo un pasto ogni due o tre giorni, mentre i nuovi arrivi possono aspettare fino a quattro giorni prima di ricevere del cibo.
Il 21 febbraio MSF ha iniziato a distribuire razioni di cibo d’emergenza a Sabaa per rispondere alle gravi carenze di cibo e migliorare le condizioni generali di salute. Lo stesso giorno, sono state scoperte 31 persone chiuse a chiave in una stanza di 4,5 metri per 5, con uno spazio a persona di appena 0,7 metri quadri. Le persone non avevano spazio per sdraiarsi né latrine ed erano costrette a urinare in secchi e bottiglie di plastica. Nonostante le nostre ripetute richieste che fossero trasferite in uno spazio più appropriato, sono rimaste in queste condizioni per più di una settimana.
“Per la prima volta in questi giorni – dichiara Marco Bertotto, Responsabile advocacy MSF – il governo italiano ha scritto nero su bianco che la Libia rappresenta un porto sicuro. Ma le leggi internazionali e marittime, numerosi rapporti delle Nazioni Unite, e quanto testimoniano i nostri medici nei centri di detenzione, affermano esattamente il contrario. Serve al più presto un meccanismo europeo che rispetti il diritto internazionale, gli obblighi del soccorso in mare e soprattutto la dignità, i bisogni e la vita di chi fugge. Oggi l’unica soluzione offerta ai migranti dall’Europa e dall’Italia è la Libia, ma la Libia non può in alcun modo essere una soluzione.”





