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Il successo strabiliante di Starbucks: ha dato vita a luoghi di incontro, relax, lavoro. È quello che Starbucks definisce il suo essere the third place, il terzo posto tra casa e lavoro. Un luogo da vivere come meeting point

Quando Starbucks annunciò il suo sbarco in Italia, entusiasmo e critiche si manifestarono in egual misura. I millenials erano pronti a condividere la loro quota di foto instagrammabili con un frappuccino in mano, gli amanti dell’espresso erano scettici riguardo alla qualità del caffè. Ma la catena americana ha sbalordito aprendo una Roastery Reserve in Piazza Cordusio a Milano: un bazar del caffè che accontenta anche i più esigenti. Un successo strabiliante che ha permesso a Starbucks di muoversi prima con un’espansione capillare sulla città di Milano (e anche all’aereoporto di Malpensa) e poi passare ad una “Fase 2”: Percassi, licenziatario italiano per Starbucks, ha aperto uno shop a Torino (Via Bruno Buozzi), e ha annunciato la prossima tappa: Roma.

La capitale infatti è stara scelta insieme ad altre città turistiche come Venezia, Verona e Firenze, per citarne alcune, per aprire uno shop Starbucks; l’apertura è prevista entro i primi sei mesi del 2020. Nessuna data è stata confermata in quanto è già stata posticipata una volta. Vincenzo Catrambone, general manager di Starbucks Italia, ha recentemente dichiarato che mancava poco per la firma del contratto per la prima sede romana e che già si stava pianificando per una seconda.

Sempre il manager ha dichiarato il perché del successo della catena di caffè più famosa al mondo in un paese dove esiste il culto dell’espresso: “Starbucks non è venuto in Italia per insegnare qualcosa a qualcuno, bensì per mettere a disposizione un’esperienza diversa e particolare. Ha modificato la propria offerta per intercettare le esigenze della clientela italiana, ad esempio differenziando la parte food con tante novità inserite ogni 3-4 mesi e inventando nuove ricette. E ha dato vita a luoghi di incontro, relax, lavoro. È quello che Starbucks definisce il suo essere the third place, il terzo posto tra casa e lavoro. Un luogo da vivere come meeting point”.

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