Giulia Morgani ci guida ne “Il Paese dalle porte di Mattone”

Read Time4 Minute, 9 Second

A volte è semplice perdersi in un libro. Un’emozione, una frase, l’affinità con un personaggio, sono reazioni che portano ad amare od odiare un libro. Ma cosa succede quando è un posto, un ‘atmosfera a catturarti? Come si descrive l’emozione di rimanere incollati, pagina dopo pagina, per sapere cosa accade il rigo dopo? Come traduci in parole quell’atmosfera in crescendo? E’ quello che ho provato a carpire da Giulia Morgani, artista poliedrica, qui al suo debutto letterario, che del raccontare storie ne ha fatto il suo tratto distintivo. Qui ci ha raccontato Il Paese delle porte di Mattone, e di come una storia, quando vuole essere raccontata, trovi il modo.

La storia si snoda attraverso un’atmosfera cupa, torbida, come se l’aria stessa celasse un segreto. Che cosa si cela dietro le porte di Centunoscale Scalo?

Un luogo sconosciuto, a prima vista ha sempre un’aura di mistero, se poi all’arrivo è nascosto dalla notte, dalla nebbia e in più l’accoglienza umana è ostile ecco che diventa minaccioso. Giacomo ha l’entusiasmo e l’ottimismo per andare oltre le prime impressioni ma Centunoscale Scalo è veramente pieno di segreti e per scoprire la verità il lettore dovrà collegare i vari punti di vista e frammenti di racconto degli abitanti del paese.

Dolore e tempo vanno di pari passo nella storia: tu non credi che il tempo riesca a cancellare il dolore?

Ci sono dolori che il tempo non cancella, una volta “incontrati” ci si attaccano addosso, si appropriano di una parte di noi, cambiandoci. Ma l’essere umano si abitua a tutto e il tempo aiuta a convivere con il dolore smussandone gli angoli. Possiamo essere lucenti, anche se in maniera diversa da come lo eravamo prima ma, al contrario degli abitanti di Centunoscale Scalo, bisogna volerlo.

Giacomo arriva a Centunoscale solare, un giovane pronto alla vita, eppure sin dal suo arrivo non si sente benvoluto, accettato. Quanto e come influisce questo sulla sua crescita, sulla sua evoluzione?

Giacomo non si lascia intimorire, a un rifiuto risponde con un altro tentativo, è quando riuscirà a comprendere il dolore degli abitanti del paese che cambierà, ma questa è anche una storia di formazione ed è inevitabile che crescendo si cambi.

Giacomo e Roberto, ragazzino dai capelli grigi come cenere, hanno “un’amicizia improbabile”. Chi guida chi in questa storia?

Giacomo per il paese è una ventata di vitalità e Roberto è la cosa più vitale di Centunoscale Scale. E’ inevitabile che tra i due nasca un’amicizia. L’amicizia è scambio, ci si tende la mano, ci si influenza reciprocamente e a volte ci si delude e anche per loro è così.

Giulia, tu sei una sceneggiatrice e un’attrice, una cantastorie versatile in poche parole. Come questo modo di raccontare ha influito sul tuo modo di scrivere questa storia?

Sono abituata a scrivere per immagini e, per recitare, a immergermi nella mente dei personaggi. Sicuramente le “voci” che s’incontrano nel libro, attraverso cui gli abitanti del paese parlano in prima persona raccontando la propria storia e svelando diversi misteri, sono frutto della mia inclinazione al monologo.

Quali caratteristiche deve avere una storia per essere quella “giusta”? Quell’idea che attrae il lettore?

Non ho mai scritto pensando a cosa potesse attrarre il lettore. Credo che questo tolga spontaneità e una storia per essere attraente deve voler raccontare se stessa. La sincerità di chi scrive si sente e credo che sia appagante per un autore ma anche per il lettore. Strizzare l’occhio a chi fruirà la storia compiacendolo a tutti i costi o, peggio, facendo leva sul suo senso di colpa alla lunga non paga. Il pubblico è più intelligente di così e anche solo perché ci dedica il suo tempo, va rispettato. 

Durante questo lockdown, la lettura è stata una risorsa preziosa. Si è davvero riscoperto il valore della lettura?

Temo che chi non leggeva prima non abbia letto comunque. Di certo ha avvicinato i lettori timidi o distratti, quelli che di solito non lo fanno per mancanza di tempo. Ha permesso di riscoprire i libri che avevamo in casa, che stavano sugli scaffali chiusi da anni.

Quali libri sul comodino ti hanno tenuto compagnia in questo periodo? Cosa ti ha affascinato di quelle storie?

Ho ritrovato La peste di Camus e La morte a Venezia di Mann spinta da quel sentimento di leggere qualcosa di simile a quello che stavamo vivendo e a cui nessuno di noi riusciva inizialmente a dare un senso. La lettura è potente, ci porta delle esperienze e ci fa vedere il mondo con altri occhi.

Il paese dalle porte di mattone” è il tuo debutto letterario. Stai già pensando al prossimo? Se si, puoi darci qualche piccola anticipazione?

Le mie letture al momento, invece, vanno di pari passo con quello che sto scrivendo. Mantengo l’aura di mistero di Centunoscale scalo ma vi posso dire che sarà un libro completamente diverso da questo, per stile, genere e ambientazione.

Cristina Izzo

Press Office, Press Reviewer, Web Content Creator, Collaborator for LaTuaNotizia,

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Next Post

È online "The World is mine", video realizzato da MEDITER, primo frutto della Rete delle Donne leader nel Mediterraneo

Lun Giu 1 , 2020
S’intitola “The World is mine” il video che MEDITER ha prodotto come frutto del lungo viaggio di Jasmine, la Rete delle donne leader nel Mediterraneo costituita a Palermo nel novembre 2019

Non perderti anche