C’è voglia di ricominciare: voglia di creare, produrre, fare, vivere. Lo sa bene il comparto moda che, dopo essere sceso al fianco del sistema sanitario riconvertendo le proprie produzioni, butta l’occhio e la mente al domani e si chiede come ricominciare.
Non ripartire, perché tornare a come era prima di questa emergenza sanitaria non è possibile, e i brand lo sanno molto bene. E molti di loro stanno attuando grandi cambiamenti all’interno delle loro produzioni. A dare il via è Gucci che lunedi 20 Aprile ha riattivato la produzione, seppur non con tutto il personale al completo, dello stabilimento vicino Firenze. Con una nota stampa, il team guidato dal direttore creativo Alessandro Michele ha messo ben in chiaro che, grazie alla consulenza del virologo Dott.Burioni, riapre mettendo in sicurezza la sicurezza dei propri dipendenti, definiti “il primo asset da tutelare”. Da Gucci specificano che la ripresa dell’attività produttiva riguarderà un numero ristretto degli addetti della sede di ArtLab, il centro dedicato alla ricerca e sviluppo e alle attività di progettazione e realizzazione di prototipi e campioni per pelletteria e calzature.
A spiegare questa mossa di Gucci, ci pensa anche Marco Bizzarri, CEO del brand, che ha dichiarato: “Dopo un’attenta riflessione abbiamo preso la decisione di riaprire la prototipia di ArtLab, in accordo con le organizzazioni sindacali e garantendo il massimo livello di sicurezza e con tutte le precauzioni necessarie, definite con l’aiuto di scienziati di comprovata competenza. Questo ci permetterà di gettare le basi per una più ampia riapertura delle nostre sedi produttive e il riavvio della filiera del made in Italy, quando consentito”.
E riguardo la sicurezza dei propri dipendenti, ha aggiunto: “Dall’inizio di questa emergenza prima ancora che si parlasse ufficialmente di pandemia, la salute delle persone è stata al centro di tutte le decisioni che abbiamo preso. La salute di tutti noi era, è, e resterà sempre l’assoluta priorità di Gucci”.




