Moda: come se la cavano i brand in tempi di Corona Virus?

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C’è del marcio… nella moda. L’emergenza sanitaria ha portato alla luce tanti retroscena sconosciuti, ma soprattutto il vero stato dei brand. Lo stop delle produzioni, le temporanee riconversioni, gli store chiusi, hanno tagliato i ricavi previsti ed effettivi, qualcuno ha bonariamente affermato che “ce lo si aspettava, vista la situazione di crisi”.

Ma negozi chiusi e dipendenti da pagare hanno messo in crisi le finanze dei brand, alcune delle quali non sono così solide come potevano sembrare. Perché luci, fashion show, eventi danno l’idea di un glamour ricco e dannatamente florido, anche quando non lo è. Come nel caso di Stella McCartney, il cui omonimo brand è amatissimo dalle celebs e non solo, ma davanti alla crisi Covid la designer ha preferito non mettere a repentaglio la sua personale fortuna per aiutare il suo brand e chi ci lavora. Stessa storia per Victoria Beckham: l’ex (non tanto) Posh Spice farà affidamento su un piano statale, recentemente presentato in Inghilterra dal cancelliere Rishi Sunak, per pagare i dipendenti, nonostante una fortuna stimata intorno ai 300 milioni; ad onor del vero, c’è da ammettere che il brand della Beckham non navigava in buone acque già prima della crisi, nonostante le collezioni acclamate dal fashion system. Di ben altro avviso è Burberry: il brand del trench coat punta se stesso, e riduce gli stipendi dei top excutives pur di mantenere gli stipendi dei propri dipendenti intatti, oltre a rinunciare al piano di contributi statali. Il CEO di Burberry ha rilasciato una dichiarazione dalla quale è chiaro l’intento di farcela con le proprie gambe, pur tutelando tutti e mitigando i costi.

Oltre Manica, dello stesso avviso sono i brand Chanel ed Hermés: il primo ha deciso di non gravare sui conti pubblici, il cui impegno deve giustamente essere rivolto ad altro, oltre che ad imprese più piccole e fragili, mentre il secondo garantisce lo stipendio completo ai propri dipendenti e al contempo i dirigenti della maison hanno rinunciato agli aumenti e tenendosi lo stipendio in linea con quello dell’anno precedente.

In Italia, la Camera Nazionale della Moda ha stilato un documento di proposte presentato al Governo per far ripartire il settore moda intero, uno dei principali motori economici: tra le tante, un investimento sui giovani designer.

Scelte contrapposte che fanno discutere e sicuramente dividono, ma soprattutto invitano a ripensare all’intero sistema moda, dove è necessario ritornare a mettere l’uomo al centro, come sostiene Pier Paolo Piccioli, creative director di Valentino, e rendere la moda sostenibile, anche in termini di costi.

Cristina Izzo

Press Office, Press Reviewer, Web Content Creator, Collaborator for LaTuaNotizia,

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