Aveva terminato di girare “Il Postino” divenuto poi un cult per generazioni. A 41 anni il cuore di Massimo lo ha tradito, privandoci di uno dei più eclettici artisti italiani.
E lo si evince dal modo in cui ancora oggi Troisi non smette di essere ricordato. Forse per quel suo inconfondibile sorriso malinconico o per la sua naturalezza nel delineare quel personaggio iconico che, come le più grandi maschere di ogni tempo, diviene portatore di un linguaggio universale.
Massimo Troisi soffriva fin dalla giovinezza, colpito da dolorosi episodi di febbre reumatica che produssero lo scompenso cardiaco alla valvola mitralica che gli costò la vita quel 4 giugno 1996.
Sapeva della gravità delle sue condizioni di salute, eppure volle girare lo stesso “Il Postino”, perché per lui recitare era vivere e non si risparmiò fino all’ultimo. Tra i suoi film ricordiamo anche: “Non ci resta che piangere” (1984), “Scusate il ritardo” (1983), “Le vie del Signore sono finite” (1987), “Che ora è?” e “Splendor” (nel 1989) “Il viaggio di Capitan Feacassa” (1990), “Pensavo fosse amore… e invece era un calesse” (1991).
Oggi, dunque, è giusto tributargli un pensiero, un ricordo.
Vogliamo farlo con questo filmato, tratto da “Il Postino”:




