
Alle 22:39 del 9 ottobre 1963 sulle Prealpi Bellunesi una frana di 270 milioni di metri cubi di terra si staccò dal monte Toc precipitando nell’invaso artificiale della diga del Vajont (la più grande del mondo), costruita da pochi anni dall’ azienda elettrica Sade ed ancora in fase di completamento.
La frana sollevò un’onda di centinaia di metri che scavalcò la diga e, nel giro di pochi minuti, si abbatté sull’abitato di Longarone situato ai piedi della diga. Il paese venne completamente distrutto. Quasi 2000 persone in pochi secondi passarono dal sonno alla morte.
Oggi, 9 ottobre 2019, a 56 anni di distanza arriva nelle sale “Vajont, per non dimenticare” , il documentario di Andrea Prandstraller e Nicola Pittarello che racconta la tragedia attraverso filmati inediti, girati dai vigili del fuoco immediatamente dopo la strage.
Il film è suddiviso in due parti per una durata totale di 140 minuti. La I Parte: Vajont ’63, il coraggio di sopravvivere (di Prandstraller) e la II Parte: Vajont, una tragedia italiana (di Pittarello).

«Abbiamo ritrovato i video girati dai vigili del fuoco immediatamente dopo la strage – spiega il produttore Alessandro Centenaro – la notte stessa alla luce livida delle torce e nella desolazione del giorno seguente, quando al sorgere del sole ci si rese conto davvero che sulla terra era precipitato l’inferno».
Il più grande disastro mai avvenuto in Europa.



