L’autore ci racconta il dramma della perdita, non solo nella sua accezione più tragica, ma soprattutto nella sua caratterizzazione quotidiana, quando il trambusto si placa e bisogna fare i conti con un’assenza che è “presenza concentrata”.
Essere “frangibili”: sembra essere racchiuso in queste parole il senso de “L’attimo prima” e, se è vero che in ogni libro che leggiamo possiamo trovare una parte di noi stessi, forse una conferma delle emozioni che proviamo, quasi come se il fatto che le provino anche altri possa renderle più reali, credibili e vere, questo libro ne diviene la prova tangibile.
L’autore, Francesco Musolino, giornalista e scrittore, stavolta non è dalla parte di chi legge per recensire, stavolta scrive. E lo fa intrecciando al suo vissuto reale elementi nuovi. Attraverso la storia di Lorenzo, ci racconta il dramma della perdita, non solo nella sua accezione tragica, ma soprattutto nella sua caratterizzazione quotidiana, quando il trambusto si placa e bisogna fare i conti con un’assenza che è “presenza concentrata“.
Parla di noi (ognuno di noi ha vissuto una perdita, ndr), nel momento in cui tentiamo di riprendere in mano la nostra vita proprio da quell’attimo prima in cui è cambiata per sempre. E va da sé: ci rendiamo conto che non possiamo più riprendere il filo da quel momento, c’è stata una frattura. Ora esiste un prima e un dopo. La morte di una persona cara cambia il nostro modo di vedere il mondo e noi stessi, cambia il nostro modo di guardare. E allora dobbiamo affacciarci a questa vita con occhi nuovi.
E molti di noi sono accomunati dalla tentazione di voler spegnere le emozioni, di voler mettere uno scudo di fronte alle cose che potrebbero farci rivivere il dolore, la mancanza. Ma questo “lucchetto” non può durare per sempre e il perché è presto detto: la paura di dimenticare non ci rende tranquilli, perché bussa dentro di noi incessantemente. Non vogliamo dimenticare quella voce, quel profumo, quel sapore. Quella persona che non c’è più.
“Eccola, l’assenza. Cercarlo con lo sguardo, la continua tentazione di raccontargli qualcosa o chiedergli un consiglio, per sentire soltanto la sua voce”.
L’attimo prima – Francesco Musolino
Nelle parole dell’autore, chiunque abbia vissuto il dolore della perdita, del lutto, può ritrovare pezzi di sé. Gli stessi dubbi, gli stessi interrogativi e, anche se poi il lutto rimane sempre qualcosa di molto personale e soggettivo, ci sono comunque delle domande che ci accomunano e con le quali ognuno di noi si ritrova a fare i conti.
“Uovo, farina e amore. Ecco di cos’era fatto il mio mondo” dice il protagonista de L’attimo prima, Lorenzo, cresciuto sotto il tavolo della cucina del ristorante gestito dai suoi genitori. Un’affermazione che suona familiare a quanti in quei piccoli gesti si riconoscono e ritrovano pezzetti della propria infanzia. Sono quei piccoli particolari che costituiscono la nostra storia personale.
Tra le pagine de “L’attimo prima”, però, ritroviamo anche altri temi che ci appartengono: l’anelito di libertà e la voglia di realizzare i propri sogni, il rapporto conflittuale con la nostra terra, la Sicilia.
Un amore dilaniante, un dolore pazzo che ti spinge ad andare via senza riuscire davvero a dimenticare questa terra che mescola il fuoco del vulcano e il mare degli dèi. E perché mai dovremmo dimenticarla poi? Come potremmo riuscirci pur volendo?
L’attimo prima – Francesco Musolino
Un pensiero che ci riporta inevitabilmente all’attualità: basti pensare al movimento “Si resti arrinesci” per capire quanto, ora più che mai, si avverta forte il desiderio di riscatto da parte dei giovani e la voglia di valorizzarla questa terra.
E, mentre Lorenzo pensa che abbandonare Messina possa essere la scelta giusta per il proprio futuro, c’è chi come Sameera vede la città dello Stretto come un “traguardo dopo la salita, un paradiso“. Con l’introduzione di questo personaggio, Musolino riesce a farci riflettere sapientemente anche sul tema dell’immigrazione.
“Tutti prima o poi cadiamo – afferma l’autore – in qualche misura tutti abbiamo una cicatrice e non dobbiamo avere paura di ammettere che siamo frangibili, e che siamo ancora vivi e allora dobbiamo vivere. Le cicatrici fanno male ma ci ricordano che siamo vivi”.
Ecco perché “L’attimo prima” non è una storia drammatica: ognuno di noi potrà leggerla con il proprio vissuto, ma in ogni caso potrà trarne uno spunto per la propria rinascita. E’ un punto di partenza che fa della debolezza una forza, trasformando la paura in coraggio e determinazione.
Perché perdersi significa ritrovarsi; rompersi significa ricomporsi. E quando realizzi che “la morte dona significato alla vita” allora sei pronto a voltare pagina, portando con te solo il bello dei ricordi, assaporando il lato più dolce della nostalgia. E, magicamente, scopri che “quando l’anima è pronta, lo sono anche le cose“.




