Scala Torregrotta, la Festa dei popoli: il sorriso semplice dell’accoglienza [FOTO]

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Mi chiamo Benjamin, sono nigeriano e ormai da un anno vivo a Messina. Sono in attesa di essere ascoltato dalla Commissione per ricevere una protezione nel vostro paese. Mi sono subito innamorato della città di Messina e delle tante persone che mi vogliono bene. Sono arrivato in Sicilia dopo un lungo viaggio. Sono scappato dalla violenza e ho visto tanta violenza durante tutto il viaggio, specialmente in Libia. Non vedevo l’ora di uscire da quel Paese e anche se il mare mi fa paura per me salire sul gommone è stata una liberazione”.

Sono parole che ci fanno riflettere, le parole di uno dei ragazzi che domenica 24 marzo hanno portato la loro gioia e il loro sorrisi nel cuore di tutti i presenti alla “Giornata dell’accoglienza e Festa dei popoli” che ha avuto luogo nelle parrocchie di Scala Torregrotta e Monforte Marina.

Dopo la catechesi testimonianza coordinata dal Diacono Santino Tornesi, dell’Ufficio Diocesano Migrantes di Messina, la santa messa è stata animata dalle comunità migranti cattoliche, in un’atmosfera di condivisione e fraternità rafforzata dalla musica e dal canto.

Il coro Migrantes è di fatto una realtà che permette a tanti giovani di sentirsi parte di un gruppo di amici veri, con i quali, oltre a frequentare la Chiesa, si crea un’unione d’intenti e si riesce a trasmettere all’esterno un messaggio autentico di accoglienza e integrazione. Vero come quello che è stato portato nelle due comunità guidate da Don Francesco Cucinotta, il quale ha sottolineato come pur avendo un colore diverso della pelle, pur parlando una lingua diversa, “siamo figli di un unico Padre”.

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L’Ufficio Migrantes è un organismo pastorale della chiesa locale e rivolge la sua attenzione verso tutte le persone in mobilità: gli italiani nel mondo, gli immigrati presenti in mezzo a noi, le persone dello spettacolo viaggiante, quindi i circensi, i lunaparkisti, e quel mondo delle persone che sono conosciute come zingari, le etnie dei rom, dei sinti e dei camminanti.

La funzione principale dell’Ufficio Migrantes, così come tutti gli uffici pastorali, è pedagogica – spiega Santino Tornesicioè aiutare la comunità ecclesiale, parrocchiale, a comprendere questo fenomeno e a viverlo non come un pericolo ma come una risorsa“.

C’è un emigrazione stabile, che vive ormai nel nostro paese che rappresenta un grosso aiuto per il nostro paese che vede ogni anno decrescere la natalità, si tratta di una presenza che produce molto, che arricchisce dal punto di vista culturale ma anche economico.

Ne è un esempio la testimonianza di Rosalia:

Mi chiamo Rosalia, sono filippina e ormai da 28 anni vivo a Messina. Ho lasciato da giovane il mio paese per scappare dalla povertà e mandare a casa i soldi necessari per una vita dignitosa.[…] In questo cammino la fede ha avuto un ruolo importante e il Signore mi ha dato sempre la forza per andare avanti. Mi ha fatto incontrare Mario e assieme abbiamo condiviso la fatica della migrazione ma anche il dono di vedere crescere la nostra famiglia. […] Io e Mario continuiamo a lavorare nella casa di una famiglia messinese dove facciamo assistenza a persone anziane. Per noi filippini è un piacere stare accanto a loro perché nella nostra cultura hanno una grande considerazione e il massimo rispetto“.

Nella nostra diocesi – spiega ancora Tornesi ci sono due cappellanie, quella filippina e quella srilankese che sono le comunità più presenti in città, e la maggior parte di loro sono cattoliche. Hanno lasciato il paese ma vengono aiutati perché si inseriscono sempre di più nel tessuto diocesano e si sentono appartenenti al territorio. Svolgono diverse attività, come la catechesi, si incontrano per la messa, si preparano ai sacramenti, ma soprattutto la cappellania diventa un luogo dove i migranti hanno la possibilità di essere sostenuti durante il progetto migratorio“.

I vescovi italiani affermano che bisogna attenzionare questa presenza, passare dall’accoglienza all’integrazione, fare in modo che venga considerata come una ricchezza spirituale di cui la nostra chiesa ha bisogno” afferma ancora Santino Tornesi.

Vivo la mia vita in Italia e questo lo riconosco come il mio Paese. E’ stata grande la felicità quando, al compimento dei 18 anni, ho ottenuto la cittadinanza italiana. […] Nella consapevolezza che solo la cultura dell’incontro può abbattere i muri della paura e dell’odio, abbiamo bisogno di rispetto reciproco per costruire insieme una società più giusta e senza divisioni.

Patrick, 22 anni

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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