Si è conclusa con un doppio episodio mozzafiato l’acclamata serie I Medici – In nome della famiglia.
Questa terza stagione riprende la storia dalla sua interruzione nella seconda stagione, dopo l’assassinio ordito dalla famiglia dei Pazzi contro i Medici e la morte di Giuliano de’ Medici.
Figura di spicco di questa terza stagione è stato Lorenzo il Magnifico, mecenate e uomo politico che nel corso della sua vita condusse Firenze lungo un percorso di crescita e prosperità economica, artistica e scientifica, nel pieno spirito del Rinascimento italiano.
Intorno alla figura di Lorenzo si muoveranno importanti personaggi della vita politica e artistica dell’epoca: da Sandro Botticcelli a Leonardo da Vinci, dal poeta Poliziano a un giovane Michelangelo Buonarroti, passando per papa Sisto IV a Innocenzo VIII, da Ferdinando I di Napoli a Girolamo Savonarola, per concludere con la comparsa di un giovanissimo Niccolò Machiavelli.
L’intera vita di Lorenzo fu percorsa da guerre con gli altri Stati di quell’Italia ancora attraversata da faide tra famiglie, intrighi politici e vincoli familiari per acquisire maggiore sicurezza sullo scacchiere politico o alla ricerca di maggiore prestigio.

Furono proprio queste continue lotte e il lavoro svolto all’interno di Firenze che permisero a Lorenzo di elevare la città a centro propulsore di cultura e pace, evitando nella maggior parte dei casi un impegno bellico che avrebbe portato alla fine degli equilibri precari nella Penisola, ma promuovendo la cooperazione internazionale e il commercio.
La serie TV è stata magistrale nel sottolineare la raffinatezza di pensiero di Lorenzo de’ Medici, ma anche nel delineare i retroscena della sua personalità sempre più gravata dalle vicissitudini politiche e finanziarie, dai problemi di salute e dal dolore mai sopito per la morte dei cari, facendolo ritrovare sempre più solo, nel tentativo di combattere contro gli altri dignitari della Repubblica fiorentina, contro la mancanza di lungimiranza dei suoi contemporanei e contro le mire fameliche degli altri uomini politici degli Stati adiacenti.
Mostrandolo sotto la sua luce più umana, la serie TV è riuscita a elevare la personalità di Lorenzo, con le sue insaziabili ambizioni, le sue contraddizioni, mostrando il suo lato più nobile, ma anche quello più deprecabile. Perché anche le azioni più meschine erano rivolte a un obiettivo più grande, richiedendo degli immensi sacrifici, anche personali.
L’apice dell’ultimo episodio e che sintetizza in modo efficace ed emozionante la doppia anima che albergava in Lorenzo, è la sua confessione sul letto di morte con Girolamo Savonarola.

Lorenzo, suo avversario politico e morale, si pentì di tutti gli omicidi e le azioni delittuose che aveva compiuto o ordinato, ma non si pentì mai di aver reso grande Firenze, riempiendola di bellezza, di scienza, di ricchezza e di aver fatto spiccare nomi che sarebbero stati ricordati per sempre nella Storia.
Questi concetti erano estranei al modo di sentire del religioso, che contestava i costumi corrotti della Chiesa e di Firenze, annullando completamente l’uomo alla volontà di Dio, e condannando l’arte che offendeva la Creazione di Dio, la ricerca scientifica ritenuta empia per il suo desiderio di voler sondare il mondo, l’ambizione di voler essere ricordati per i propri meriti.
In questo senso si contrappongono due visioni differenti circa la posizione che l’uomo doveva occupare nel Creato. Se per Savonarola al centro di tutto c’era Dio e ciò che spettava all’uomo era solo raccogliere i frutti della volontà del Signore, per Lorenzo de’ Medici il centro e misura di tutte le cose era l’uomo, con il suo genio e la capacità di plasmare e mettere ordine nel mondo. Lorenzo non si allontanava dalla Fede cattolica, ma la sua visione era proiettata verso quella che potremmo chiamare oggi laicizzazione dei costumi, la libertà dell’uomo di prendere maggiore sicurezza di sé e delle proprie inestimabili capacità, conferendo responsabilità alle stesse azioni dell’essere umano che, se ben guidato, poteva creare un mondo di pace, bellezza e prosperità per sé e per gli altri.
E fortunatamente, nonostante l’impegno di Savonarola nel distruggere tutta la bellezza che Lorenzo de’ Medici aveva contribuito a creare, la stessa arte ha dato ragione al mecenate fiorentino, che ci ha tramandato fino ad oggi inimitabili capolavori che esprimono tutto il fervore artistico di un’epoca e la rifioritura di un modo di sentire il mondo e la posizione dell’uomo in esso, che distanziò il Rinascimento dal Medioevo, imprimendo nuova linfa allo sviluppo europeo.

Ancora una volta, anche con questa serie TV, i registi e gli sceneggiatori hanno fatto sollevare dubbi sulle azioni di personaggi fittizi o della vita di tutti i giorni, mostrando che possono esserci pezzi di male in pezzi di bene o viceversa, che forse anche l’intransigenza più cieca, sebbene votata a un fantomatico Bene, può rivelarsi tanto cattiva quanto il Male stesso, se vissuta in modo assoluto.
Grande vincitrice di questa serie televisiva rimane comunque la Bellezza, la riscoperta della storia di un pezzo d’Italia, della stessa Firenze, che ha visto proiettare le sue vicende e i luoghi che ne caratterizzano l’identità sul piccolo schermo dentro e fuori l’Italia.




