La scomparsa di Christopher Tolkien: è lutto tolkieniano

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È scomparso ieri, 16 gennaio, nell’Ospedale della Dracénie di Draguignan, in Francia, Christopher Tolkien, 95 anni, curatore delle opere del padre, J.R.R. Tolkien, autore del capolavoro del fantasy Il Signore degli Anelli e di numerose altre opere legate al mondo di Arda o della fantasia.

Christopher Tolkien si era trasferito in Francia con la moglie Baillie, curatrice de Le lettere di Babbo Natale, libro minore del corpus di scritti tolkieniani.

Così come il padre durante la Prima Guerra Mondiale, anche Christopher si arruolò nell’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale, servendo il suo paese come pilota nella RAF, la Royal Air Force. Non fu solo il destino di soldato ad accomunare il figlio al genitore, perché anche la passione letteraria per la creazione di nuovi mondi accompagnò la crescita umana e culturale di Christopher.

Fu merito suo la ricostruzione e la stesura finale delle mappe del mondo inventato da Tolkien senior, che ridisegnerà negli anni Settanta. Seguì poi le orme del padre, insegnando al New College di Oxford dal 1964 al 1975.

Christopher Tolkien e il padre J.R.R. Tolkien nel quadro

Divenuto curatore testamentario delle opere del Professore (epiteto con cui viene ricordato J.R.R.), Christopher pubblicherà Il Silmarillion nel 1977, opera sistematizzata sulla scorta dei numerosi appunti e del copioso materiale lasciato dal padre. A questo titolo fece seguito l’opera monumentale in dodici volumi della History of Middle-Earth, tra il 1983 e il 1996, di cui in Italia sono stati pubblicati solo tre volumi: Racconti Ritrovati, Racconti Perduti, Racconti Incompiuti. La History raccoglie tutti gli scritti e le bozze preparatorie di quello che doveva essere Il Silmarillion o gli ulteriori sviluppi delle storie della Terra di Mezzo, che erano stati lasciati incompleti e poco coesi tra loro.

Mappa di Arda, il mondo creato da Tolkien

Risale poi al 2006 I figli di Húrin, che ripercorre e aggiunge dettagli della storia della Casa di Húrin, già descritta ne Il Silmarillion. La stessa sorte toccherà ai personaggi Beren e Lúthien, protagonisti di un romanzo postumo omonimo pubblicato nel 2017, per terminare nel 2018 con La caduta di Gondolin. Per sottolineare la passione del padre per i miti norreni e il suo sperimentalismo nel riscrivere i classici medievali, Christopher darà alle stampe anche La leggenda di Sigurd e Gudrún nel 2009 e La storia di Kullervo nel 2010.

Un aspetto interessante di Christopher fu la sua “intransigenza” nei confronti delle trasposizioni cinematografiche delle opere del padre a opera del regista neozelandese Peter Jackson, che con la trilogia tratta da Il Signore degli Anelli guadagnò ben 17 Oscar, di cui 11 solo per Il Ritorno del Re (2003), e che sviluppò la storia cinematografica della Terra di Mezzo con i tre film de Lo Hobbit. Non fu fatto salvo dalle critiche di Christopher neanche il film Tolkien (2019) di Dome Karukoski che venne stroncato da un comunicato della famiglia Tolkien e della fondazione omonima con cui dichiaravano di “non aver approvato, autorizzato né partecipato alla realizzazione del film”.

È, certamente, un duro colpo la notizia della scomparsa di questo uomo affezionato al padre e al suo lavoro, non solo per la famiglia Tolkien, ma anche per i milioni di appassionati che hanno avuto l’opportunità di rinnovare il piacere dell’immersione nelle atmosfere della Terra di Mezzo grazie al lavoro di ricostruzione svolto egregiamente da Christopher Tolkien. Se ne va un faro della letteratura britannica fantasy, che, siamo sicuri, viaggerà un’ultima volta verso Valinor, la Terra Benedetta, dove tutto ebbe inizio in Arda, e dove si diresse Frodo Baggins, protagonista de Il Signore degli Anelli, nel suo ultimo grande viaggio.

Valinor

Antonino Mangano

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