‘Le stelle non hanno padroni’: una bella storia di cinema partecipativo, libero e coraggioso [L’INTERVISTA]

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Ciò che arriva al cuore dello spettatore dopo la visione de “Le stelle non hanno padroni”, è soprattutto la forte passione con cui autori e attori hanno lavorato alla realizzazione di questo piccolo miracolo cinematografico siciliano

“[…]  impadronirsi del mezzo con un costo così esiguo da metterlo alla portata di molti, degli individui, come la carta, l’inchiostro, la plastilina, i colori: introdurre nelle case pellicole e obiettivi come le macchine da cucire. Non sarebbero nati i produttori, vertice di un sistema borghese, cinema applicato, al pari di certa editoria, ormai difesi da una linea di ferro; i luoghi comuni del lavoro distribuito a migliaia di cittadini, la creazione di una grossa e nobile ragione.[…] ”

(Cesare Zavattini, estratto da ‘I sogni migliori’, “Cinema”, n. 92, 25 aprile 1940 )

“Le stelle non hanno padroni” rappresenta forse un concreto esempio di ciò che Zavattini auspicava con la sua attenta riflessione sul cinema pubblicata nel 1940 i cui concetti risultano essere attualissimi ancora oggi: un cinema realizzato con mezzi alla portata di tutti lontano e libero dagli schemi imposti dalle leggi del mercato (concetti, questi di Zavattini, portati avanti da anni con coraggio da ZaLab, l’Associazione cinematografica che ha fatto del video partecipativo la propria missione e che in questo articolo ci piace citare).

Dopo la visione de “Le stelle non hanno padroni”, si ha come la sensazione di aver assistito ad un evento che è qualcosa in più di una semplice proiezione cinematografica.

Un’opera che si potrebbe definire di impegno civile, la cui realizzazione è stata essa stessa, un gesto di impegno civile.

Può sembrare un paradosso, ma i pochi mezzi a disposizione e l’autentica non professionalità della maggior parte degli attori (ai quali si affiancano anche i professionisti noti a livello nazionale Vincenzo Albanese, Ferdinando Gattuccio e Salvo Piparo) rappresentano quasi un valore aggiunto al film: nessun tentativo pretenzioso, nessun trucco per apparire ciò che non si è.

Quasi come se gli autori volessero mandare un messaggio nel messaggio: il nostro è un cinema umile ma ricco di dignità, proprio come i protagonisti della storia che raccontiamo: la storia dello studente Turiddu (Gandolfo Polito) e del contadino Bastiano (Giuseppe Dino), uniti da una profonda amicizia e da una grande passione politica.

A rendere la pellicola ancor più gradevole, oltre alla minuziosa regia di Salvatore Bongiorno, ci pensano l’attenta fotografia di Francesco Ippolito, l’estrema cura della scenografia (curata da Mirco Inguaggiato) e la scelta delle location, perfettamente idonee al periodo storico in cui si verificano i fatti narrati.

Un film storico e politico, dove il termine politico deve essere inteso nella sua accezione più nobile: raccontare la storia del movimento contadino nella Sicilia della fine della seconda guerra mondiale. Gli anni in cui uomini come Epifanio Li Puma, Girolamo Li Causi e Pio La Torre si battevano per una società più giusta e solidale, pagando con la propria vita il prezzo delle loro idee.

Proiettato lo scorso novembre al Multisala Apollo di Messina, all’interno della stagione del Cineforum Don Orione, alla presenza dell’attore Giuseppe Dino e dello sceneggiatore Giampiero Farinella, “Le stelle non hanno padroni” ha proseguito il suo tour in altre città d’Italia, con qualche data anche all’estero.

Noi de LaTuaNotizia.it abbiamo contattato la Miterra VideoLab, l’Associazione che ha prodotto il film, per parlare un po’ di loro e del loro progetto.

In un periodo storico come il nostro, pervaso da rassegnazione e disillusione, in cui si è abituati a subire passivamente le scelte culturali e politiche dettate dalla TV e dai social network, diventa sempre più difficile riuscire a riunire fisicamente una comunità di persone per discutere di cultura e di storia. Voi siete riusciti addirittura a realizzarci un film, come avete fatto?

L’attuale senso comune impone l’ideale di città sempre più grandi, di metropoli in cui disperdersi e in cui si ha la sensazione di trovare tutto ma poi si finisce per rincorrere questo fantomatico “tutto” per non trovarlo mai! Il nostro punto di forza è basato sul concetto diametralmente opposto, sull’unione delle piccole comunità dove probabilmente non c’è “tutto”, ma quel poco che c’è è patrimonio collettivo ed è facilmente ottenibile. La rete sociale è naturale, è fatta di conoscenze dirette, di condivisione di tradizioni e memorie comuni, è composta da visi che si incontrano e si fermano a scambiare quattro chiacchiere. Non solo le Madonie, ma tutta l’Italia è un’unione di paesi e comunità, una biodiversità socio-culturale che stiamo sterminando a ritmi impressionanti. Se la cultura e la storia vengono estratte dal cuore della gente, allora diventa tutto più semplice; ognuno di noi, infatti, è stato felice di condividere un pezzo di sé per una causa comune. C’è anche da dire che la comunità madonita ha sempre avuto una spiccata sensibilità per le tematiche storiche e culturali, non si tratta di sola istruzione ma di ricerca della conoscenza; istruzione e cultura a volte camminano su binari paralleli.

Nella storia narrata da “Le stelle non hanno padroni”, emerge l’importanza fondamentale dell’Istituto Superiore di Petralia Sottana: se i personaggi credono in certi ideali è anche grazie alla presenza del professore che insegna in quell’Istituto. Torna in mente la frase di Bufalino, quella dell’esercito di maestre elementari che sconfiggerà la mafia. Allo stesso modo, possiamo affermare che, se oggi a Petralia Sottana si è riusciti a realizzare questo film, è anche grazie alla presenza fisica di quella scuola sul territorio di Petralia?

Assolutamente si. La presenza dell’Istituto Magistrale (in origine fondato come “Collegio di Maria”) è da secoli un faro di cultura del territorio. Il prestigio dell’istituto era riconosciuto da docenti e presidi che arrivavano persino da altre regioni italiane per svolgere la loro attività didattica a Petralia Sottana. Calandosi nel contesto madonita del secondo dopoguerra (periodo di ambientazione del film), si deve immaginare un piccolo comune dell’entroterra siciliano pieno di giovani provenienti da comuni e provincie limitrofe che sceglievano di intraprendere il percorso di studi superiori presso l’Istituto Magistrale (direttamente abilitante all’insegnamento). La rarità dei mezzi e l’assenza di una rete infrastrutturale articolata, infatti, costringeva gli studenti a trasferirsi stabilmente a Petralia Sottana; la presenza di persone di diversa provenienza ed estrazione culturale creò un’atmosfera favorevole allo scambio culturale e persino ad una certa emancipazione sociale assolutamente all’avanguardia per i tempi. Petralia e, per risonanza, tutte le Madonie, hanno dunque vissuto da sempre in questo fermento culturale offerto dalla presenza di questa istituzione scolastica.

L’esperienza del film è figlia di una tenace attività culturale condotta da decenni sul territorio, sicuramente ha trovato terreno fertile nelle persone coinvolte, ma non è stata una strada in discesa. Oggi, nel 2020, svolgere un ruolo culturale a vario titolo (scolastico o associazionistico) in un territorio lontano dai centri metropolitani è diventano un vero e proprio atto eroico: si riscontrano pregiudizi e ostacoli che compromettono i duri sforzi compiuti quotidianamente, si viene esclusi dalla visibilità e dall’accoglienza del pubblico extraterritoriale, ogni fenomeno viene quasi considerato di rilevanza marginale rispetto agli omologhi cittadini.

Volendo fare un confronto con l’epoca attuale, secondo voi, i valori e il coraggio di Epifanio Li Puma (e del movimento contadino siciliano) hanno lasciato qualche traccia nelle generazioni contemporanee? Nel territorio di Petralia, la figura e la storia di Li Puma (di cui proprio in questi giorni ricorre il 72° anniversario della morte) sono conosciute dai giovani?

La storia e i valori di Epifanio sono vivi e pulsanti in ognuno di noi. I fatti sono ancora molto vicini, la tematica è, ahimè, sempre attuale ed è come se quei proiettili partissero ogni giorno. Il Centro Studi Epifanio Li Puma e tante associazioni presenti sul territorio proseguono la loro incessante attività per far sì che non si perda il testimone di un messaggio forte. Non si tratta di sola memoria ma di un retaggio scolpito nel DNA che si palesa nei nostri modi di fare, nelle nostre azioni quotidiane; la storia viene riletta alla luce dei fatti odierni e offre risposte solide e affidabili. Il territorio conosce e vive Epifanio, bisogna invece diffidare da chi ne ostenta gli ideali come una mera medaglia al petto e si considera depositario assoluto della sua eredità valoriale. Epifanio Li Puma è patrimonio collettivo.

Anche la distribuzione del film è stata del tutto autogestita e indipendente. Avete provato a contattare qualche società di distribuzione? Avete pensato a diffondere il film su qualche piattaforma web?

Paradossalmente la grande soddisfazione di aver compiuto tutti i passi in totale autonomia è stato un grande limite nella diffusione del film. Quello che dovrebbe essere un valore aggiunto si è dimostrato un grande ostacolo: nessuno, nel circuito commerciale, ha apprezzato la costruzione integrale del film in tutti i suoi aspetti (ricerca storica, soggetto, sceneggiatura, regia, costumi, scenografia, luci, colonne sonore, post-produzione, ecc). Abbiamo contattato diverse società di distribuzione che si occupano di selezionare proprio film indipendenti, siamo sempre stati scartati a priori proprio perché abbiamo compiuto tutto il nostro percorso in maniera autonoma. Una società ci ha scartati addirittura perché avevamo già programmato l’uscita del film e la prima a Petralia Sottana. Abbiamo inoltrato la candidatura a decine di festival ma siamo stati scartati dalla maggioranza di essi senza alcuna ragione (pur avendo chiesto chiarimenti al fine di capire le criticità e migliorarci), senza i cosiddetti “santi in paradiso” non si va da nessuna parte, ma noi preferiamo proseguire su questa strada, la soddisfazione maggiore è stata sicuramente il non dover ringraziare nessuno se non le centinaia di persone che con spirito di abnegazione e volontà hanno collaborato a vario titolo per la riuscita del film. Anche la diffusione del film nelle sale cinematografiche è stata il frutto di un lavoro incessante fatto di contatti diretti, dobbiamo ringraziare tutte le persone di buona volontà che ci hanno coadiuvato. L’ostacolo maggiore si riscontra nel mostrare il film, superata questa prima barriera (a volte insormontabile ed esclusiva), il successo è stato pieno e soddisfacente. Al momento stiamo prendendo contatti per proiezioni scolastiche o in sale cinematografiche, ci piace incontrare gli spettatori di persona e raccogliere i loro commenti a caldo. Il film è già disponibile in DVD e abbiamo in programma a breve la diffusione tramite piattaforma web. Tutti gli aggiornamenti sono comunicati tempestivamente sulle nostre pagine facebook “Miterra Videolab” e “Le stelle non hanno padroni”, sul nostro sito internet (www.lestellenonhannopadroni.it) e su tutti i canali stampa che, come il vostro, danno voce a tante realtà culturali.

Avete in mente di realizzare altre pellicole? Se sì, potete anticiparci qualcosa?

Stiamo riorganizzando le nostre idee e, soprattutto, le nostre forze in quanto ognuno di noi deve fare i conti con la propria vita lavorativa che, sovente, si svolge lontano dalle Madonie. Le nostre menti sono affollate da tante, forse troppe, nuove idee ma siamo pronti a tornare con nuovi progetti facendo tesoro di questa grandissima avventura che è stata “Le stelle non hanno padroni”.

Oltre ai nomi già citati, fanno parte del cast anche la compianta Maria Carmela Messineo, Pino Brucato, Simone Nigrelli, Ludovica Zaffora, Pietro Polito, Peppuccio Ballistreri, Antonio Occorso, Mario Maggio, Maurizio Sorrenti, Maria Grazia Cannavò, Salvatore Germanà, Matteo Ferlino, Ginevra Stracci, Perseo Neglia, Claudia Quattrocchi, Agatino Magnifico, Sergio Randazzo, Giosuè Polito, Damiano Giunta e Pietro Casserà, Gandolfo Fiorenza, Gioacchino Spitale, Biagia Li Puma, Matteo Albanese, Giuseppe Bevacqua, Carmelo Gallina, Riccardo Farinella, Luciano Macaluso, Manuel Vena, Andrea Arcuri e Roberto Albanese.

Operatore alla macchina: Gaetano Rizzitello
Assistente operatore: Enrico Miserendino
Elettricista: Lillo Scelfo
Fotografo di scena: Ludovica Zafonte
Fonico di presa diretta: Salvo Corrao
Segreteria di edizione: Lorenza Bencivinni e Stefania Profita
Coordinatrice di produzione: Francesca Baldanza
Montaggio: Francesco Dinolfo
Musiche originali: Francesco Bongiorno e Lorenzo Profita
Sound engineer: Carlo Zaffora
Ricerca storica: Bianca Di Noto e Mariele Macaluso.

Sebiano Chillemi

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