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Muore Philippe Daverio: l’Arte è un passepartout per l’eternità

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È scomparso, all’età di 71 anni, lo storico dell’arte, saggista e divulgatore televisivo Philippe Daverio, di madre francese e padre italiano, cresciuto in Alsazia e poi folgorato dalla Bellezza dell’Italia.

Il percorso sul quale il giovane Philippe si era incamminato lo portava a conseguire una laurea in economia e commercio alla Bocconi di Milano. Lasciò gli studi e, ricordando quei momenti sottolineò che «Io non sono dottore perché non mi sono laureato, ero iscritto alla Bocconi nel 1968-1969, in quegli anni si andava all’università per studiare e non per laurearsi”, frase che non nascondeva una certa critica al modello odierno dell’istruzione, che, in qualche modo, si discosta dalla massima di Montaigne “meglio una testa ben fatta, che una ben piena”.

Parodia “paperizzata” di Philippe Daverio

L’ambizione di Daverio divenne l’arte, la sua divulgazione e valorizzazione tanto che, dopo varie esperienze con le sue gallerie d’arte, sbarcò nel 1999 in Rai, con Art’è.

Da lì, la escalation di successi vide Daverio protagonista di altri programmi televisivi incentrati sulla storia dell’arte, culminato nel 2011 con la fine del programma Passepartout e l’inaugurazione movimento d’opinione Save Italy, che organizzò varie manifestazioni e mobilitazioni per sensibilizzare alla salvaguardia del panorama artistico e culturale italiano.

L’impegno nell’ambiente culturale italiano gli è valso inoltre il cavalierato dell’Ordine della Legion d’Onore in Francia, la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte e il Premio Nazionale Toson d’Oro di Vespasiano Gonzaga.

Sicuramente, Philippe Daverio ha fatto parlare di sé, sollevando il polverone a seguito dell’edizione 2019 del concorso Il Borgo dei Borghi, in cui il suo voto, insieme a quello di Mario Tozzi e Margherita Granbassi, hanno ribaltato la classifica che vedeva in testa Palazzolo Acreide, a favore di Bobbio. Gli si rinfacciava il conflitto di interesse e una sorta di odio contro i meridionali, che ha rettificato dopo l’apostrofe del Presidente Nello Musumeci.

Tuttavia, a prescindere da qualche controversia, a cui un uomo politico – quale è stato – è sempre esposto, non si può negare l’encomiabile apporto con cui Daverio ha contribuito a fare risplendere parte della ricchezza culturale del nostro Paese.

Se si considera che i primi anni della sua formazione hanno avuto luogo in Francia,  l’esperienza di Daverio ci permette di esprimere anche giudizi su quanto il fascino italiano possa catturare l’interesse di altre culture. E diventa anche “paradossale” l’idea che coloro che non sono nati e cresciuti nel nostro Paese siano i primi, a differenza dei nostri connazionali, a prendere in mano le redini per portare avanti una battaglia di civiltà, sviluppo e salvaguardia della ricchezza che abbiamo ereditato, ma che molto spesso sembriamo non volere meritare, abbandonandola a se stessa, dimenticando che l’Arte è veramente un passepartout per la salvezza del Paese, per la crescita morale e identitaria, una finestra sull’eternità.

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