Sanremo 70, il monologo di Rula Jebreal: “Che non si chieda mai più a una donna cosa indossava quando è stata stuprata”

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“Non dobbiamo più avere paura, noi donne vogliamo essere libere nello spazio e nel tempo, essere silenzio e rumore e musica”.

Il monologo della giornalista palestinese era molto atteso. Con un libro bianco e uno nero ha ricordato che le parole possono essere belle e “curare” ma possono anche ferire, terribilmente.

L’urlo di Rula Jebreal contro la violenza sulle donne ha il tono della denuncia, del racconto del dramma della madre suicida dietro lo stupro, delle canzoni scritte da uomini, Battiato, Vasco Rossi e Francesco De Gregori che dimostrano che “è possibile trovare le parole giuste per raccontare l’affetto, il rispetto e la cura“.

Sono cresciuta in un orfanotrofio con altra bambine – racconta Rula – tutte le sere raccontavamo una storia ed erano favole tristi , ci raccontavano delle nostre madri spesso stuprate, torturate, uccise“. La giornalista, poi, svela i numeri terrificanti dei femminicidi in Italia. “Negli ultimi 3 anni 3 milioni di donne hanno subito violenza, sei donne sono state uccise solo la scorsa settimana e nell’80 per cento dei casi il carnefice abitava in casa“.

Parlo agli uomini: lasciateci essere quelle che siamo, madri, casalinghe in carriera. Siate nostri complici, indignatevi inseme a noi” la richiesta di Rula.

Parole dure che arrivano al cuore e che purtroppo rispecchiano la realtà che si manifesta in molti casi: “Che non si chieda mai più a una donna cosa indossava quando è stata stuprata“.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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