Con un’ascesa si conclude la terza trilogia di Star Wars, anche se per parte della critica si è trattata più di una discesa, ma in termini di qualità del prodotto
Star Wars – L’Ascesa di Skywalker è un film che rispetta tecnicamente tutto ciò che si vorrebbe vedere in un film di fantascienza del 2019: effetti speciali resi con una realtà impressionante, azione, colpi di scena, battaglie all’ultimo blaster, senza contare le immancabili spade laser dei Jedi e dei Sith. A sostenere egregiamente il tutto, concorre la colonna sonora di John Williams.
Quest’ultimo film di Star Wars, con ogni probabilità, rientra in un percorso di rinnovamento del brand, dato che le “nuove leve” della Resistenza prendono il controllo della scena, supportati dalle vecchie glorie delle precedenti trilogie.
La presenza di icone del brand Star Wars continua a dare strizzatine d’occhio a tutti i fan di vecchia data, con le figure di Carrie Fisher alias Principessa Leia Skywalker, che ritorna grazie a scene montate prima della sua scomparsa nel dicembre 2016; Mark Hamill alias Luke Skywalker; Harrison Ford alias Han Solo; Billy Dee Williams alias Lando Calrissian; e poi il wookie Chewbacca, i droidi R2-D2 e C-3PO.

Ma Star Wars, serie che ha portato innovazioni anche in campo cinematografico e che quindi è proiettata al futuro, ha puntato a creare una nuova squadra di figure che si sono trovate a confrontarsi con giganti che nella cultura di massa rappresentano l’anima della serie di film.
Le altissime aspettative per la nuova trilogia avranno forse giocato un ruolo determinante nell’opinione che molti spettatori se ne sono fatti.
Tuttavia non si può prescindere dal commentare alcune forzature di trama, collegamenti e finali che lasciano delusi perché, probabilmente, non si è avvertita quella continuità graduale che lascia affezionare gli spettatori ai personaggi che lo accompagnano nella Galassia lontana lontana.
Se da un lato Rey, l’ultima Jedi rimasta dopo la scomparsa di Luke Skywalker, ha consolidato la sua presenza come Jedi e ha sostenuto una buona crescita nel corso della trilogia, non si può dire lo stesso dei personaggi del Lato Oscuro, di cui non si è avvertita quella gradualità nell’incontrare i supercattivi di turno. Il personaggio in questione, Kylo Ren, è stato un cattivo sui generis, che si è distanziato dagli altri antagonisti semplicemente perché voleva giocare una sua partita solitaria, senza un convinto schieramento con il Lato Oscuro, utilizzato solo per perseguire un suo obiettivo di cancellazione del conflitto tra i due Lati della Forza. I dubbi lo tormentavano, così come il peso di dover sostenere la popolarità dell’antagonista della serie classica, Darth Vader, suo nonno. I dubbi che sconvolgevano il giovane Ben Solo (Kylo Ren) hanno reso la sua presenza un po’ tiepida, con giudizi contrastanti sulla sua personalità, a cui si è cercato di dare spessore con il mix di alleanze e contrasti che lo fanno confrontare con i supercattivi Snoke e, in questo terzo capitolo, con il ritorno dell’Imperatore Palpatine.

Per quanto Kylo possa avere una sua personalità che ha subito degli sviluppi e trasformazioni ben giustificate nel corso dei tre film, non è riuscito a spiccare nemmeno durante il confronto finale, in cui si è dovuto accontentare di un ultimo atto di redenzione e grandezza, che però non gli rendono il merito che un personaggio centrale dovrebbe essere riuscito ad ottenere.
Questo terzo capitolo è poi costellato di dialoghi e momenti tranciati o forzati (ad esempio quando Finn voleva dire “una cosa” a Rey mentre sprofondavano nelle sabbie mobili, e della cui “cosa” non si è più saputo nulla; la storia e i sottintesi tra Zori e Poe Dameron che vengono solo accennati; il bacio tra Rey e Kylo Ren) che rischiano di sembrare inseriti casualmente per riempire le scene, o errori da Ribelli inesperti (controllare la memoria del droide D-O prima di rischiare di cancellare la memoria di C-3PO) che cozzano con la prodezza, la preparazione e l’accortezza con cui si dovrebbero condurre missioni cruciali per la sopravvivenza di un gruppo già poco nutrito di uomini e risorse.

Ed è il finale a lasciare l’amaro in bocca, perché è inatteso, perché chiude con una nota nostalgica sul passato ormai sfumato, con un anelito di Speranza nel veder rifiorire nella “nuova guardia” di Star Wars lo spirito di rinnovamento che è cresciuto nel solco tracciato da ciò che è venuto prima. Ma il finale lascia spazio all’incredulità di vedere che ciò che è stato all’origine è stato sepolto, come due spade laser nel deserto di Tatooine, e che l’eredità di Star Wars non seguirà più una discendenza di sangue, ma si incarnerà e rivivrà in coloro che accoglieranno in modo puro la Forza «un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Ci circonda, ci penetra, mantiene unita tutta la galassia.» (cit. Obi-Wan Kenobi in Star Wars – Una nuova Speranza). Forse questo è un duro colpo per i fan delle due Trilogie precedenti, sarà dura abituarsi, ma è solo l’attesa di nuove avventure Star Warsiane che può dare a tutti Una Nuova Speranza di rivedere rifiorire la storia di Star Wars con trame molto più solide e che soddisfino nel loro sviluppo e nel loro epilogo.




