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Torregrotta: l’importanza della donazione degli organi perché “da una vita spezzata un’altra può risorgere”

Si è svolto sabato 4 maggio, nei locali dell’Aula Consiliare del Comune di Torregrotta, l’incontro “Dona gli organi, non fermiamo la vita”. Un evento organizzato con il contributo di diverse realtà associative: la Lute di Torregrotta, la Soroptimist Spadafora-Gallo-Niceto, l’AVULLS di Torregrotta, l’AIDO Milazzo e l’AIDO Messina e il Centro Regionale Trapianti.

All’incontro, moderato dalla dottoressa Graziella D’Andrea, sono intervenuti il sindaco di Torregrotta, Corrado Ximone; Rosalia Bernava, coordinatrice della Lute di Torregrotta; Agata Finocchiaro, Presidente Soroptimist Spadafora Gallo – Niceto; Caterina Polito, per l’AVULLSS di Torregrotta; Agostino Mallamace presidente dell’AIDO provinciale; Vittorio Cannata, presidente del gruppo comunale “Alba Munafò” AIDO di Milazzo, insieme a Maurizio Munafò, papà di Alba; la dottoressa Bruna Piazza, del Centro Regionale Trapianti e padre Santino Colosi parroco di S.M. Assunta di Barcellona P.G.

Secondo quanto sottolinea l’AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule), “il trapianto è uscito dall’area sperimentale e può considerarsi a tutti gli effetti una terapia“. La dottoressa Bruna Piazza, direttore regionale del Centro Trapianti, ha illustrato gli aspetti scientifici della donazione, soffermandosi, in particolare, su alcuni punti spesso controversi legati al tema della donazione. La Piazza ha chiarito, infatti, il significato di morte cerebrale e la differenza che intercorre tra essa e lo stato di coma. La morte cerebrale è la cessazione irreversibile delle funzioni dell’encefalo, quando tutti i neuroni muoiono perché è mancato l’afflusso di sangue al cervello. Negli anni, inoltre, gli studi hanno portato anche a individuare tempestivamente la morte del cervello da quella del resto dell’organismo, poiché gli organi vengono aiutati dalle macchine, che sostengono la circolazione e il respiro. La dottoressa Piazza ha inoltre sottolineato come la legge italiana sia particolarmente garantista, specie se rapportata alle legislazioni degli altri stati, poiché dopo la constatazione di morte è istituita una Commissione di esperti che osserva ulteriormente il cadavere per sei ore prima di acconsentire al prelievo o mandare il corpo alla sepoltura. Eppure, nonostante ciò, pare sia difficile abbattere il muro di diffidenza di moltissime persone, specialmente quando si trovano a dover prendere decisioni così difficili quando i loro cari scompaiono all’improvviso. “Questo perché – sottolinea la Piazza – è necessario che la società venga accolta nelle strutture sanitarie. I medici devono imparare che il tempo dedicato ai familiari è tempo di cura dedicato al paziente. Esprimere la volontà è importantissimo”.

convegno donazione organi Torregrotta
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Come si può manifestare la propria volontà sulla donazione degli organi?

Ci sono cinque modi:

– presso gli appositi sportelli dell’Azienda sanitaria di appartenenza;

– presso l’ufficio anagrafe dei Comuni che hanno già attivato il servizio di registrazione delle dichiarazioni di volontà;

– iscrivendosi all’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule;

– con il tesserino blu inviato dal Ministero della Salute nel 2000 e le tessere predisposte dalle Associazioni di donatori e pazienti;

– con una dichiarazione in carta libera completa di tutti i dati personali, datata e firmata.

Padre Santino Colosi ha relazionato sul tema del “Valore etico e morale della donazione degli organi”, richiamando le parole del papa e sottolineando come “il valore della donazione non riguardi solo i credenti ma tutti coloro che hanno un’etica di carattere laico. Dal nostro dono possono sorgere vita e salute di altri malati e sofferenti”.
Il significato della donazione – ha aggiunto ancora padre Colosi – per il donatore il ricevente e la società non si esaurisce nella sua utilità, bisogna pensare alla dimensione umana del donare, si tratta di esperienze umane cariche di amore e di altruismo, è uscire da se stessi, dal proprio egoismo, dai recinti mentali, per andare verso l’altro“. “In un’epoca in cui gli egoismi prendono piede, in cui si esalta una cultura del dominio sull’altro, come bene riconducibile a me, è importante operare affinché l’atto di donazione diventi sempre di più consapevole e volontario”. E proprio “perché in altri paesi il male c’è e viene dall’uomo che è capace di rendere i gesti più nobili gesti di mercimonio, il papa sottolinea che è importante mantenere la donazione degli organi come atto gratuito non retribuito“.

“Da una vita spezzata un’altra vita può risorgere”. L’esempio di Alba Munafò

Il gruppo comunale Aido di Milazzo intitolato ad Alba Munafò, come illustrato dal presidente Vittorio Cannata, si è costituito tre anni fa e conta circa 400 soci. Agisce con campagne di informazione nelle scuole, nelle parrocchie, per promuovere la cultura della donazione e sensibilizzare più persone possibili.

Alba Munafò

A svelare il volto più umano della donazione è stato Maurizio Munafò, papà di Alba, morta il 7 febbraio 2009 a causa di un incidente stradale. Parte attiva dell’associazione, Maurizio Munafò ha dato testimonianza di come sia importante essere preparati a una decisione così difficile, anche se preparati non lo si è mai, quando ci si trova dietro la porta della rianimazione ad attendere una buona notizia. Però parlarne può fare la differenza e Alba, che ieri, 5 maggio, avrebbe compiuto 30 anni, aveva espresso la sua volontà verso un gesto così bello e altruistico, inconsapevole del destino terribile che la attendeva, e ha ridato vita ad altre persone. “Non siamo indistruttibili e non dobbiamo essere impreparati – ha ricordato Munafò – per questo motivo l’associazione cerca di diffondere la cultura della donazione e di sensibilizzare”.

Alcuni numeri sulla donazione degli organi

Nel mondo sono ormai più di 670.000 le persone che vivono con un trapianto di rene, 149.000 con un trapianto di fegato, 73.000 con un trapianto di cuore e 30.000 con un trapianto di pancreas. In Italia per poter usufruire di un trapianto d’organo occorre inserirsi nelle “liste d’attesa” e intercorre un tempo medio che va da un anno a tre anni e mezzo prima dell’intervento. L’impossibilità di esaurire tutte le richieste di trapianto d’organi ci fornisce dei dati molto importanti: a 16 mesi di distanza dall’iscrizione in lista d’attesa, tutte le persone non trapiantate di cuore, fegato, pancreas e polmone muoiono, mentre a 5 anni di distanza dal trapianto, più dell’80% di essi hanno una vita quasi normale. Questo a significare l’importanza, per la vita dei pazienti, di questa terapia.

Per trapianto si intende il trasferimento in un soggetto “ricevente” di un organo o tessuto prelevato da un soggetto “donatore”. Gli organi che attualmente si trapiantano sono: il rene, il cuore, il fegato, i polmoni, il pancreas, l’intestino. Mentre i tessuti che più comunemente vengono trapiantati sono: le cornee, il tessuto osseo, il tessuto cutaneo, le valvole cardiache, i segmenti vascolari.

Ogni anno in Italia muoiono centinaia di migliaia di persone, ma solo 2.500 – 3.000 possono donare gli organi. Ora, anche questo numero non è irrilevante visto che basterebbero 1.800 – 2.000 prelievi. Ricordiamo, però, che nelle Regioni più sensibilizzate alla donazione si registrano rifiuti al prelievo intorno al 30% dei casi, in quelle meno arrivano al 50%.

Perché in Italia si fanno ancora pochi trapianti?

Vari elementi concorrono a determinare questa carenza ignoranza e paura quelli più importanti. E’ necessario, quindi, che tutti conoscano correttamente i problemi inerenti il prelievo e il trapianto di organi; poi ciascuno deciderà secondo la propria coscienza. E’ fondamentale informare correttamente perché vengano compiute scelte consapevoli.

“Donazione e trapianti. Interrogativi e risposte”
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