I brand si “ribellano” a Facebook

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La moda dichiara “guerra” al gruppo Facebook. In America la situazione diventa giorno dopo giorno esplosiva e anche la moda scende in campo e fa la sua parte nella lotta civile. In principio è stata The North Face, poi è stata la volta di Recreational Equipment, e ora tocca a Patagonia.

Il noto marchio di sportswear segue l’esempio degli altri e ha comunicato la sua decisione di non acquistare spazi pubblicitari su Instagram e Facebook. Nel comunicato, Patagonia ha spiegato che la scelta è stata dettata dalle ultime azioni dei social di Zuckerberg, abbastanza incapaci, a detta del brand, di agire per fermare i messaggi di odio presenti sulle proprie piattaforme. Si cela un seno scoperto ma non gli attacchi di body shaming, e queste scelte per i brand sono diventate inaccettabili.

L’apripista al dissenso contro questo status quo è stato Twitter, che ha deciso di inserire nei tweet la prova della non veridicità delle notizie diffuse (vedi alla voce Donald Trump e fake news), e i brand hanno constatato come i social di Zuckerberg non siano mai stati abbastanza efficaci nella rimozione e nel controllo delle fae news o di attacchi di haters. A seguito dell’uscita del comunicato, Patagonia ha twettato: “Da elezioni sicure alla pandemia globale fino alla giustizia razziale, gli interessi sono troppo alti per restare indietro e lasciare che l’azienda continui a essere complice nella diffusione di disinformazione, fomentando paura e odio”.

Nessuna frecciata, nè messaggio subliminale, ma un colpo ben diretto a Facebook, che dopo la batosta iniziale ha fatto sapere, tramite Carolyn Everson, vice presidente del global business di Facebook, che rispetta la decisione di qualsiasi marchio e che i social del gruppo Facebook “restano focalizzati sull’importante lavoro di rimozione di discorsi d’odio provvedendo a un’informazione di voto critica. Le nostre conversazioni con i venditori e le organizzazioni dei diritti civili sono basate su come, insieme, possiamo rappresentare una forza efficace”.

Certo, c’è chi ha malignamente dichiarato che, non essendo brand del calibro di Gucci o Chanel, Facebook non si sia sentito realmente minacciato da questa perdita, ma non è proprio così. I movimenti di protesta globali hanno dimostrato ai social (e non solo a loro) che dal dissenso di pochi parte poi l’onda di protesta e, in un momento in cui le forme di razzismo non sono più tollerate in alcun modo, un semplice prendere atto e no comment non basta più per garantire gli utili a fine anno e il successo della propria attività. Facebook è avvisato.

Cristina Izzo

Press Office, Press Reviewer, Web Content Creator, Collaborator for LaTuaNotizia,

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