Sean Connery, il figlio di contadini che conquistò il mondo del cinema

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Muratore, lavapiatti, verniciatore di bare, bagnino. Sono solo alcuni dei mestieri che il giovane (e ancora sconosciuto) Sean Connery svolse per sbarcare il lunario, quando ancora non sapeva che sarebbe diventato uno degli attori più importanti della storia del cinema mondiale.

Una storia, quella della sua vita, che meriterebbe di essere raccontata in un film. Nato in Scozia da una famiglia di immigrati irlandesi, suo padre era un contadino e camionista, la mamma una cameriera.

Forse non sono un buon attore, ma qualsiasi cosa avessi fatto sarebbe stata peggio

Sean Connery

Se la bellezza fisica può averlo aiutato agli inizi della sua carriera, è soprattutto grazie al suo talento e alla sua caparbietà che riuscì a diventare il grande attore che è diventato. Nel 1953 partecipò a Mister Universo, arrivando terzo. Il concorso fu il trampolino di lancio che gli aprì le porte del mondo della televisione e del cinema con interpretazioni in diverse pellicole, fino alla svolta definitiva del 1963, quando fu scelto per il ruolo di James Bond, l’agente segreto protagonista dei romanzi di Ian Fleming.

 Mi avevano chiesto di fare dei provini per convincere Ian Fleming che potevo essere il James Bond perfetto. Mi rifiutai: che mi prendessero o meno, non volevo fare provini. Alla fine ho avuto un incontro con lui e ho ottenuto la parte. Ci siamo capiti subito. Fleming era uno snob terribile ma con molto spirito. Nel personaggio di Bond c’era qualcosa di lui o piuttosto quello che immaginava di sé… All’inizio voleva qualcuno come Cary Grant, ma con i soldi che avevano, una volta pagato Cary Grant, non avrebbero più potuto girare il film…

Dopo una lunga serie di film di successo, decise di sospendere la collaborazione con la produzione dei film, non solo perché preoccupato della sua identificazione solo con l’agente segreto, ma anche perché critico nei confronti della svolta eccessivamente “fumettistica” della serie, come lui stesso ebbe modo di dichiarare.

«Ho definitivamente abbandonato James Bond. E’ una decisione che risale ai tempi di Una cascata di diamanti, quando mi resi conto che gli effetti speciali stavano diventando molto più importanti del fattore umano. Effetti farseschi. Capii che il cinema stava andando in una certa direzione: quello che lo avrebbe fatto arrivare ai vari Rocky e Rambo, ad un gusto fumettistico, infantile, fuorviante. Il grande cinema, oggi, esiste ancora. Ma sopravvive in mezzo ad una miriade di cretinate. E ho capito che anche James Bond si stava pericolosamente dirigendo verso quel mondo di fumetti stupidi e senza umanità».

Sean Connery Intervista

E Connery riuscì a non rimanere intrappolato in un unico ruolo, dimostrando la propria versatilità, con registi importanti come  Sidney Lumet, Alfred Hitchcock e John Huston, Stephen Spielberg. Ha interpretato ruoli rimasti impressi nell’immaginario comune, dal Monaco Guglielmo de Baskerville, nel Nome della Rosa, al professore Henri Jones, padre di Indiana Jones, fino a Jimmy Malone de Gli Intoccabili, ruolo che gli valse l’Oscar come attore non protagonista.

La sua vita, dicevamo in apertura dell’articolo, potrebbe essere davvero oggetto di un film. Sarebbe stato bello chiedergli cosa si prova ad essere una leggenda vivente. Un esempio di come serietà e passione possano battere ogni barriera. In tal senso sono interessanti le parole di Claudia Cardinale, con la quale ha condiviso il set de La tenda rossa.

Rispetto alla professione dell’attore, Sean mi spiegava sempre che era importante esercitarla come un mestiere, senza mai pensare di essere un divo o una diva: e lui si comportava così. Sul lavoro non l’ho mai visto lasciarsi andare a capricci o isterismi. Però era serissimo: sempre il primo ad arrivare, e l’ultimo ad andar via.

Claudia Cardinale

Sebiano Chillemi

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