Il Pinocchio di Garrone parla ai bimbi di tutte le età. E di tutte le epoche

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La prima cosa che si pensa prima di guardare un film di Matteo Garrone è: fino ad ora non ha sbagliato un colpo. Allo stesso modo, quando si finisce di guardare Pinocchio, la prima cosa che si pensa è: proprio vero, Garrone non sbaglia mai un colpo.

E non era per niente scontato. Riprodurre il romanzo di Collodi in pellicola è stato da sempre un’impresa ardua (e non sempre riuscita) per tutti i registi che ci hanno provato.

Il film di Garrone invece sembra esserci riuscito. Un vero e proprio viaggio in un mondo fiabesco fatto di incantesimi e creature mostruose.

Gli effetti speciali perfettamente inseriti nella scrupolosa scenografia che ci riporta in un’Italia ottocentesca fatta di povertà e miseria. Alcune scene del film sembrano uscire fuori da un quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, mentre alcuni personaggi, uominianimali, sembrano un tributo ai dipinti di Giuseppe Arcimboldo.

Ma ciò di cui forse si parla poco, è la straordinaria e, per certi versi, sorprendente interpretazione di Roberto Benigni. Forse per la prima volta nei panni di un ruolo drammatico (o comunque non comico), quella di Benigni sembra una vera e propria prova d’attore universale. Nemmeno questo era scontato.

«Girare finalmente Pinocchio e dirigere Roberto Benigni sono due sogni che si avverano in un solo film. – ha dichiarato Garrone […] Con il burattino di Collodi ci inseguiamo da quando, bambino, disegnavo i miei primi storyboard. Poi, negli anni, ho sempre sentito in quella storia qualcosa di familiare. Come se il mondo di Pinocchio fosse penetrato nel mio immaginario, tanto che in molti hanno ritrovato nei miei film tracce delle sue Avventure» . 

La storia di Pinocchio, con le sue metafore e i suoi personaggi, si conferma ancora strettamente attuale. Per questo, secondo noi, val la pena di andare a vedere questo piccolo gioiello cinematografico.

S.C.

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